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Processo Rostagno: quelle carte pieni di appunti arrivate dal passato di Rino Giacalone PDF Stampa E-mail

Fonte:liberainformazione.org articolo del 30.06.2011

Il processo in diretta/14°udienza

Processo Rostagno: quelle carte pieni di appunti arrivate dal passato

In aula Umberto Santino, presidente del centro «Peppino Impastato»

Un «malloppo» di carte, appunti vergati a mano, dattiloscritti, frasi sottolineate, considerazioni segnate a margine di copie di articoli di stampa. Sono le carte che Mauro Rostagno ha utilizzato fino a poche ore prima di essere ucciso, dalla mafia, il 26 settembre del 1988, quando tornando dalla tv privata dove lavorava, Rtc, si trovava al bivio di Lenzi, stretto, e quella sera pure buio, a popchi metri dall'ingresso della comunità Saman. Ieri, 29 giugno, queste carte sono «entrate» nel processo per il suo omicidio. Il faldone tenuto insieme da un paio di elastici è stato consegnato alla Corte di Assise dall'avv. Carmelo Miceli, legale di parte civile per Chicca Roveri e Maddalena Rostagno. Poco prima, ha spiegato ai giudici, quelle carte le aveva ricevute dall'avv. Nino Marino che, ha riferito, lo ha pregato di consegnarle alla Roveri, perchè la stessa poco tempo dopo il delitto del compagno gliele aveva a sua volta consegnate. Nino Marino all'epoca svolgeva attività politica attiva, era segretario del Pci, sul delitto Rostagno stava conducendo una battaglia di informazione, puntando il dito contro la mafia. Carte «importanti» quelle consegnate alla Corte di Assise, dentro ci sono appunti di Rostagno su traffici di droga e di armi, sulla massoneria, sulla mafia, su personaggi importanti di Cosa nostra, come Mariano Agate, fotocopie di articoli riguardanti questi argomenti, «sono la testimonianza - dice l'avv. Miceli - che Rostagno quando fu ucciso era di questo che si stava interessando, la mafia può averlo ucciso per questo, e gli intrecci toccati da Rostagno erano intrecci dove Cosa nostra c'entrava perfettamente». Le difese degli imputati, ma poi tutte le parti, pm e parti civili, si sono riservati di dare il loro parere, ma intanto quelle carte sono finite nel posto più sicuro, la cassaforte della Corte di Assise. In attesa di essere lette.

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Delitto Rostagno, quando la mafia imperava e nessuno indagava PDF Stampa E-mail

di Rino Giacalone - 30 marzo 2011 - Antimafia duemila
I boss che comandano.

Nel 1988 e negli anni a seguire la mafia a Trapani «governava» il territorio, sedeva con i politici e gli imprenditori, si spartiva gli appalti e determinava chi doveva comandare nelle stanze del potere politico ed istituzionale, la mafia era dentro le banche, faceva i suoi riciclaggi, anche internazionali, e nel frattempo decideva ed eseguiva sentenze di morte, sterminava i suoi nemici, uccideva magistrati, giudici, dopoavere fatto strage di donne e bambini, attentava ai poliziotti, per riuscire a creare quella sua invisibilità preziosa per essere diventata oggi sommersa, eppure nonostante tutto questo la mafia restava fuori dalle indagini sul delitto di Mauro Rostagno.

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Processo Rostagno PDF Stampa E-mail

altMaddalena Rostagno, la figlia di Mauro, il sociologo (fondatore della comunità Saman assieme alla sua compagna Chicca Roveri e all’ex "guru" Cicci Cardella) e giornalista (lavorava presso la tv locale Rtc) ucciso a Lenzi, il 26 settembre del 1988, deponendo mercoledì davanti la Corte di Assise di Trapani ha introdotto due temi che erano finiti come «inghiottiti» dalle indagini durate, tra alti e bassi (più bassi che alti), per oltre 20 anni, e cioè la scomparsa di una audio cassetta dallo studio di Rostagno a Rtc, la tv dove lavorava già da quasi due anni rispetto a quando fu ucciso, e di un bloc notes o di una agenda dalla sua borsa trovata dentro l’auto che lui guidava al momento dell’agguato.

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La Strage di Pizzolungo e' scomoda da ricordare perche' non sappiamo ancora la verita PDF Stampa E-mail

Intervista a Margherita Asta -


La strage di Pizzolungo 2 Aprile 1985 - Intervista a Margherita Asta

di Rino Giacalone - 2 aprile 2011 - Antimafia Duemila

Erice. «Non ti scordar di me, la vita ho dato senza un perchè non fare che però non serva a nulla poi tutto ciò, non ti scordar di me, lottare è un bene, soltanto se poi la giustizia, si, trionferà, la mafia perderà». «Bello sentire “cantare” queste frasi dai giovanissimi studenti di Erice – dice Margherita Asta – sono state dedicate ai miei fratellini volati in cielo con mia madre per quel terribile “botto” di Pizzolungo di 26 anni fa. E pensare che la città stava dimenticando».

 

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Arrestato Morelli, killer dei Casalesi PDF Stampa E-mail

 

(Ansa)

 

ROMA - E' finita la latitanza di Carmine Morelli, esponente di spicco del clan dei Casalesi, gruppo Schiavone, ricercato dal luglio 2010 per un triplice omicidio di affiliati della stessa organizzazione, puniti per uno sgarro.

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