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"Il 14 settembre insanguinato dalla mafia" di Rino Giacalone PDF Stampa E-mail

Fonte: ilcarrettinodelleidee.com

 

Oggi è la classica giornata della prova del nove. Per farci capire quanto parolaia e scenografica possa essere l’antimafia. Soprattutto quella “recitata” dai politici, dai sindaci, dai consigli comunali. Oggi doveva essere una giornata da sottolineare con i ricordi magari per firmare un nuovo patto. E invece silenzio. Solo silenzi.

Ci sono un morto ed un uomo sfuggito ai Kalashnikov che restano completamente dimenticati. L’ucciso si chiamava Alberto Giacomelli, fu ammazzato il 14 settembre 1988, 25 anni addietro. A sfuggire alla potente arma impugnata dai più spietati killer e capi mafia siciliani fu l’allora dirigente del commissariato di Polizia di Mazara, Rino Germanà, era il 14 settembre 1992.

Niente celebrazioni, niente ricordi per loro, perché essenzialmente le loro vicende sono attuali, attualissime, parlarne significa riaprire pubblicamente armadi che si vogliono far restare chiusi.

 

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Tradì l’ordine della mafia: “Tacere è bene, parlare è male”, di Rino Giacalone PDF Stampa E-mail

Fonte: Facebook.com

Il delitto di Mauro Rostagno 25 anni dopo

Mauro Rostagno non l’ho conosciuto, non ho mai lavorato con lui, non ho condiviso con lui esperienze politiche, di lotta sociale e nient’altro di tutto quello che lui ha saputo fare, non sono destinatario o possessore di qualsivoglia eredità su retroscena del suo omicidio, non faccio nemmeno parte di quella “fiera delle vanità” che ogni tanto si allestisce attorno al suo ricordo. Occupandomi della cronaca nera e giudiziaria della provincia di Trapani, la mia bellissima terra sporcata dalla mafia, sono tante le persone ho dovuto imparare a conoscere leggendo gli atti giudiziari riguardanti le loro morti violente. Purtroppo in questo “maledetto” elenco c’è anche Mauro Rostagno, ucciso a Lenzi di Valderice, provincia di Trapani, il 26 settembre del 1988. Venticinque anni addietro.

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"Quando parliamo di mafia" di Giuseppe Fava (20 dicembre 1983) PDF Stampa E-mail

Foto da: ossigenoinformazione.it

Fonte: isiciliani.it

“Noi stiamo contro la mafia, parliamo contro la mafia, facciamo i dibattiti, concludiamo con un applauso e ce ne andiamo a casa contenti…”

“Quando parliamo di mafia, dobbiamo pensare che oggi influisce nella distribu­zione della ricchezza, nella salute delle persone, nella condizione di vita, nell’evoluzione della scuola, nella ge­stione delle banche, nello scoppio della guerra, o nel ripristino della pace, nel mediterraneo e nel mondo.

La mafia è una bestia con la quale do­vrete combattere per il resto della vostra vita, una bestia che potrà condizionare il destino vostro e quello dei vostri figli; tutto quello che vi accadrà nella vita, dipenderà da come voi sarete capaci di stare con la mafia o di lottare contro la mafia.

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«È un cammino difficile, lungo, pieno di insidie» di Rocco Chinnici (Ottobre 1981) PDF Stampa E-mail


da L'Unità del 30 Luglio 1983

Stralci dell'intervento che il giudice Rocco Chinnici svolse al convegno internazionale su «Mafia e potere», nell'aula magna dell'università di Messina nei giorni 19-23 ottobre 1981.

«ll merito di una presa di coscienza nella lotta contro la mafia va, indubbiamente, a quelle forze politiche riformatrici e progressiste e a quegli studiosi, che per vocazione hanno combattuto la mafia, fin dal suo affermarsi come forza occulta, reazionaria e criminale; va alle vittime di ieri e di oggi, che operando nel campo politico o della amministrazione dello Stato, hanno portato avanti la lotta per la redenzione delle zone nelle quali la malapianta ha messo radici. Abituati a guardare in faccia alla realtà riteniamo che non sarà impresa facile debellare il fenomeno; in democrazia, si sa, la soluzione dei problemi richiede tempi lunghi, e pertanto è giocoforza ammettere che la mafia, costituendo, oggi, uno dei più gravi e complessi problemi della vita nazionale, continuerà ad imperversare, ad insanguinare città e campagne; probabilmente, così come è avvenuto in passato, avrà periodi di minore o maggiore virulenza a seconda delle risposte e della reazione che i pubblici poteri sapranno opporre, tuttavia, fino a quando non sarà in grado di disporre di leggi e mezzi più efficaci, fino a quando i maliosi avranno la possibilità di ricavare migliala di miliardi da traffici illeciti (droga e tabacco), dagli appalti pubblici, dai sequestri di persona, fino a quando la mafia potrà realizzare stretti rapporti con settori del potere, sarà possibile solo ottenere risultati parziali e contingenti, ma non debellarla defìnitivamente. Sarà certo possibile attraverso convegni, dibattiti e commissioni di inchiesta conseguire una migliore conoscenza del problema e mediante nuove leggi e mezzi più efficaci ottenere risultati operativi, ma nessuno deve illudersi. Se è vero — ed in proposito non possono sussistere dubbi — che in talune zone dell'isola la mafia permea taluni settori del potere fino al punto da identificarsi, talvolta, con essi, se è vero come è stato scritto che il Presidente della Regione Piersanti Mattarella alla cui memoria tutti ci inchiniamo, è stato eliminato per aver voluto portare ordine e legalità in quei settori della vita regionale nei quali ordine e legalità erano gravemente compromessi, a seguito delle infiltrazioni della mafia, si comprenderà come il cammino da percorrere per liberare l'isola dalla mafia sia lungo, difficile, pieno di insidie.

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Le ecomafie nel Lazio - Rapporto Ecomafie 2009 di Legambiente PDF Stampa E-mail

Foto da  greenews.info

Tratto da "Parole & mafie" Informazione, silenzi, omertà - DOSSIER LAZIO (2009)

Le ecomafie nel Lazio

da Rapporto Ecomafie 2009 di Legambiente

“Il dato più preoccupante riguarda il coinvolgimento del territorio regionale nei fenomeni di smaltimento illecito dei rifiuti, nel quale alcune indagini hanno evidenziato interessi della criminalità organizzata. Il fenomeno riguarda tutte le province laziali”. Queste parole, contenute nella relazione annuale della direzione nazionale antimafia, trovano conferma nei dati degli ultimi tre anni sull’illegalità ambientale presenti nei Rapporti Ecomafia di Legambiente. E non solo rifiuti. Ciclo del cemento, movimentazione terra, escavazione abusiva di cave. Negli ultimi tre anni sono stati ben 6489 le infrazioni accertate dalle forze dell’ordine che evidenziano una diffusa violazione delle normative ambientali. Sono state ben 5560 le persone denunciate e arrestate, mentre sono 2887 i sequestri effettuati dalle forze dell’ordine.

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