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Azzardopoli - Dossier di Libera sul gioco d'azzardo in Italia (2012) PDF Stampa E-mail

FONTE: libera.it

 

AZZARDOPOLI


Il paese del gioco d’azzardo
Quando il gioco si fa duro..le mafie iniziano a giocare


Numeri, storie e giro d’affari criminali
della “terza impresa” italiana


Roma, 9 gennaio 2012

 

DOSSIER A CURA DI DANIELE POTO
Per i contenuti del dossier si ringraziano, tra gli altri, a vario titolo e in rigoroso ordine alfabetico: Viviana Antonucci, Daniela Capitanucci, Maurizio Cimarelli, Mauro Croce, Maurizio Fiasco,Enrico Fontana, Leopoldo Grosso, Matteo Iori, Simona Panzino, Livio Pepino, Lorenzo Pulcioni, Francesca Rascazzo, Peppe Ruggiero, Egidio Speranzini, Gabriella Stramaccioni.

 


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Comunicato congiunto delle associazioni CENTRO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE, AGESCI GRUPPO SCOUT MOTTOLA 1 e PRESIDIO DI LIBERA ‘ANTONIO MONTINARO’ in ordine a gli incendi che hanno colpito il territorio di Mottola. PDF Stampa E-mail

 

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"C'erano tutti, altrimenti sapremmo la verità" di Francesco "baro" Barilli PDF Stampa E-mail

Foto da Internet

Articolo del 12 Aprile 2007 da reti-invisibili.net

Intervista con Giovanna Maggiani Chelli (Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili)

La cronaca dell'Italia repubblicana è disseminata di stragi. Ognuna ha le proprie peculiarità e la propria identità, ma chiunque voglia avvicinarsi ad esse con finalità storiche ha il dovere di cercare di iscriverle in "macrocontesti" che ne spieghino il disegno generale, per poi passare ad esplorazioni più dettagliate caso per caso. Così, ad esempio, è corretto parlare di strategia della tensione per le stragi che si sono succedute da Piazza Fontana (1969) al Rapido 904 (1984), anche se personalmente ho sempre ritenuto che i prodromi di quella strategia fossero visibili fin dal primo maggio 1947 (strage di Portella della Ginestra).
Come inserire in questo ambito la strage di Via dei Georgofili, avvenuta a Firenze nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993? Ritengo lo si possa fare parlando di una "seconda" strategia della tensione. Più breve, meno sanguinaria (quantitativamente parlando), ma non per questo meno grave o meno inquietante.

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"9, 10 e 11 maggio 2013: cronaca di tre giornate dimenticate dalla stampa" di Salvo Vitale PDF Stampa E-mail

Foto da Facebook

Nota di Salvo Vitale dell'11 Maggio 2013

Come al solito la stampa, sia locale che nazionale, di tutto si occupa, tranne che di quello che succede nel mondo dell’antimafia, e soprattutto, di quello che succede a Cinisi in questi giorni, in cui si sta ricordando la figura di Peppino Impastato attraverso le sue lotte, ma anche attraverso un’attenta riflessione su quanto succede, sia in Italia che in altre parti del pianeta, nel tempo della crisi. Per quel che riguarda le iniziative del 9 maggio, si è fatto un gran parlare della passerella dei sindaci, poco meno di una decina, ma non si è minimamente parlato della lapide lignea che i compagni di Peppino sono andati a piantare sul muro del casolare e del lavoro di pulizia dello stesso, che, quantomeno, ha reso visitabile il posto, ancora oggi affidato a un vaccaro che vi porta a pascolare i suoi animali. Doveva intervenire il Presidente della Regione Crocetta, il quale, ancora una volta ha dato forfait, dimostrando che, a parte le presenze del passato, Cinisi e Peppino Impastato, in questo momento cedono il passo a vicende, si presume, più gravi. Da Crocetta si sperava anche in un impegno per l’acquisizione del casolare e per l’apposizione di un vincolo quale bene culturale da valorizzare all’interno di un percorso di turismo civile che comprenda visite alla casa di Peppino, a quella che fu la casa di Don Tano Badalamenti e, per l’appunto, al casolare. In tal senso, per iniziativa di Radio Cento Passi, sono state raccolte online 30.000 firme che, al più presto, saranno inviate agli organi competenti.
Anche la casa di Badalamenti, attualmente suddivisa in tre parti, una del Comune di Cinisi, una dell’Associazione Impastato, una di Casamemoria, versa in uno stato di degrado e avrebbe bisogno di una ristrutturazione, ma al momento le richieste di finanziamento per il recupero del bene confiscato, sono tutte bloccate. E comunque, le varie realtà che compongono il Forum Sociale Antimafia, anche quest’anno ne hanno fatto il centro propulsore e organizzativo delle varie iniziative. Al piano superiore è stato installato un media-center, visitatissimo, che trasmette in diretta tutte le iniziative e vi associa commenti, interviste, testimonianze, musica.

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LAVORARE CON LA PISTOLA ALLA TEMPIA di Antonio Calabrò PDF Stampa E-mail

Articolo del 31 agosto 1991 da  ricerca.repubblica.it


PALERMO - "Città maledetta. E oramai quasi senza più speranza". Si stringe nelle spalle, come se un brivido lo scuotesse a dispetto del gran caldo d' estate. E gira intorno gli occhi inquieti, come a cercare una risposta che non c' è: che fare, adesso che un altro imprenditore palermitano è stato assassinato per aver osato ribellarsi alle famiglie mafiose? Poi sbotta, con rabbia: "La tentazione è mollare tutto e andare via. Chiudere la fabbrica, prendere moglie e bambini e ricominciare daccapo. Ma altrove. Lontani da questa città, dalla sua violenza, dal nostro stesso dolore". Poi si calma, accenna ad un sorriso: "E invece non posso proprio chiuderla, questa fabbrica. L' ha costruita mio padre. E ne dipendono i salari e la vita di più di cinquanta operai: alcuni, li conosco da quand' ero bambino. Così ancora una volta resteremo. Ma, lo confesso, la fatica è ogni volta più grande, più insopportabile". E' pomeriggio. Periferia di Palermo. Una strada dissestata e polverosa corre tra i capannoni, in un quartiere che solo per definizione burocratica si chiama "zona industriale". E qui, in un ufficio ingombro di carte e disegni, l' uomo confida tutta la sua angoscia d' imprenditore siciliano. Ha poco più di quarant' anni, una laurea in ingegneria e metà della vita spesa per far funzionare l' azienda, in quest' inferno meridionale in cui tenere in piedi un' impresa è un azzardo molto più rischioso che altrove.

Già, il rischio. Che l' impresa sia una combinazione di rischio e innovazione lo dicono tutti i manuali di economia. Ma nessuna regola imprenditoriale prescrive che si metta in gioco la propria incolumità, come è successo due giorni fa a Libero Grassi e prima di lui ad alcuni altri industriali, costruttori, commercianti. Eccola qui, dunque, la peculiarità tutta meridionale del rischio d' impresa: un gioco di vita e di morte, che accompagna e stravolge - a Palermo come a Catania, a Reggio Calabria come in Campania - tutti gli altri parametri del giudizio imprenditoriale: la qualità dei prodotti, il costo del denaro, l' innovazione dei processi produttivi, le quote di mercato. E, qui, la morte. "In queste condizioni - racconta il nostro industriale - come si fa a pensare seriamente allo sviluppo delle aziende, come si fa a lavorare bene e ad essere competitivi? A Parma, a Ravenna, ad Ancona o a Prato, non c' è nessuno che spari agli industriali, non c' è nessuno che li minacci di morte". Le voci della crisi Sono tante, in queste ore a Palermo, le voci della crisi. Impossibile raccogliere una testimonianza che possa essere accompagnata da un nome e un cognome. Paura, ma soprattutto un grande sconforto. Dietro la sicurezza dell' anonimato, si raccolgono comunque molti pareri. Che dicono tre cose.

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