23 marzo 1991 Catania. Ucciso Filippo Parisi, aiuto panettiere di 17 anni, al posto del proprietario del panificio dove lavorava.

Filippo Parisi era un ragazzo di 17 anni, ucciso al posto del proprietario del panificio presso il quale lavorava. Era il 23 marzo del 1991 a Catania. La vittima designata era Giovanni di Maria, che verrà poi ucciso poco dopo l’11 aprile. Di solito Filippo apriva la saracinesca del panificio con il proprietario, ma da pochi giorni aveva ricevuto un piccolo aumento dello stipendio per assolvere quel compito.

Fonte:  vivi.libera.it

 

 

 

Fonte: corriere.it
Articolo del 10 gennaio 2020
Roberto Cannavò: «Piango ogni giorno per aver ucciso un panettiere innocente»
di Giusi Fasano
L’ex killer della mafia, 53 anni, ha ammazzato 13 persone, ma nel 1991 sbagliò bersaglio e colpì per sbaglio il 18enne Filippo Parisi. «È il mio rimorso più grande. La madre ha diritto ad odiarmi, ma vivo per alleviare il suo dolore»

«Si chiamava Filippo Parisi e aveva 18 anni. Stava aprendo un panificio quando sono arrivato lì vicino. Ho sparato a uno che dovevo ammazzare, ma un proiettile è rimbalzato e ha colpito lui. Era marzo del 1991, a Catania. Ho pianto tantissimo per quel ragazzo. È uno dei miei rimorsi piu grandi. L’ho pensato ogni santo giorno per anni e ancora adesso, soprattutto di notte, ricordo spesso quella scena. Vedo lo strazio di sua madre che dopo, negli anni del processo, veniva in aula con la fotografia di Filippo sul petto. Mi guardava e io facevo pure lo spaccone. Se ci ripenso… Non avevo ancora capito che cosa fosse il dolore, non avevo ancora imparato a gestire i miei impulsi peggiori, a distinguere il bene dal male. Non so cosa darei per tornare indietro e non essere quello che sono stato». A questo punto il racconto ha bisogno di un sospiro, una pausa, un sorriso. Roberto Cannavò parla e gesticola. Disegna ricordi nell’aria, percorre le vie tortuose di un tempo che fa parte di lui ma non gli appartiene più: quello in cui è stato assassino, mafioso, scippatore, ladro, rapinatore.

Quanti anni ha?
«Quasi 53. Sono nato a Torino a marzo del 1967 ma quando avevo quattro mesi i miei, che erano siciliani, tornarono a Catania, dove poi sono cresciuto».

Quale pena sta scontando?
«Sono in libertà condizionale da due mesi. Di giorno lavoro, di notte ho l’obbligo di rimanere a casa. Sto scontando l’ergastolo per associazione mafiosa e per gli omicidi».

Quanti omicidi?
«Tredici. Lo so: se uno mi conosce e mi parla adesso tutto questo sembra pazzesco. Ma è andata così e il passato purtroppo non si può cambiare».

Torniamo a quel ragazzo della panetteria.
«Il proiettile gli recise l’arteria femorale. Conoscevo infermieri dell’ospedale in cui lo portarono. Cercavo di informarmi sulle sue condizioni, ho sperato inutilmente che se la cavasse. Non avrei mai voluto uccidere un ragazzo innocente, nemmeno allora nonostante fossi quello che ero».

E che cos’era?
«Ero uno che aveva come punti di riferimento miti negativi, assassini, gente che mi faceva sentire grande e potente. Ho cominciato con qualche furto, uno dietro l’altro. Poi rapine. Diventare una pedina della criminalità organizzata, è stato un attimo. Io sono stato un affiliato, ho fatto il giuramento a Cosa nostra».

Un momento, troppa fretta. Riavvolgiamo il nastro: provi a individuare il momento in cui tutto è cominciato.
«Credo sia stato l’8 marzo del 1984, quando avevo 17 anni e sognavo ancora di avere un’officina meccanica tutta mia. Quel giorno mio padre fu ucciso, a 38 anni, per un errore di persona. I sicari volevano ammazzare un tizio che abitava venti metri più in là e che è stato ucciso otto giorni dopo. Mio padre si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato con una A112, come l’altro tizio. Mio fratellino di 9 anni ha visto tutto. I carabinieri sono venuti in officina, mi hanno portato sul luogo del delitto e hanno alzato il lenzuolo. Ero scioccato».

E cosa ha fatto?
«Ero arrabbiato. Mi pareva tutto ingiusto. Ho cominciato a fare danni. Dopo pochi mesi ho abbandonato l’officina e i pochi furtarelli che avevo fatto fino a quel momento — e che nella mia testa dovevano servire a comprare l’attrezzatura meccanica e vivere poi onestamente — sono diventati altro e di più. Il fatto di mio padre mi ha dato l’alibi per diventare peggiore».

[…]

 

 

 

Fonte:  rainews.it/tgr/sicilia/video
TG del 12 gennaio 2020
Ucciso per errore, parla la sorella della vittima
Mariella è la sorella di Filippo Parisi, il panettiere di 17 anni morto innocente nella faida di mafia che intorno al ’90 insanguinò Catania con 100 omicidi all’anno
di Roberta Marilli – Montaggio: Rosario Condorelli