20 Settembre 2009 Crotone. Domenico Gabriele, Dodò, bambino di 11 anni, muore in ospedale a Catanzaro dopo tre mesi di agonia.

Foto da:  chilhavisto.rai.it    

Domenico Gabriele, aveva undici anni, fu vittima inconsapevole di una mano vigliacca e assassina che il 25 giugno del 2009 sparò su un campo di calcio nella località Gabella (Crotone). Il 20 settembre è il giorno in cui il cuore di Dodò smise di battere per sempre. Il sicario sparò all’impazzata sul campetto di calcio, mirava a Gabriele Marrazzo, un emergente della mala locale, che inseguiva la stessa palla. Oltre al morto, dieci feriti, compreso Domenico.
“Di quella terribile giornata il padre racconta alla giornalista Conchita Sannino di Repubblica: “Io mi alternavo in campo con Domenico, era a dieta e con questa scusa voleva giocare ancora di più, perdere peso. Così, ogni dieci minuti io me ne andavo a bordo campo e facevo segno a lui di entrare. È stato in uno di quei minuti che l’ho visto cadere. All’inizio non ho fatto caso a quei colpi, sembravano dei mortaretti. Invece, dopo un secondo, Domenico si è accasciato. L’ho preso in braccio, ho gridato con tutto il fiato che avevo, lui mi guardava ma già cominciava a non essere più presente”. Poi comincia il calvario: ricoverato a Crotone, poi a Catanzaro, operato al fegato e al cervello. Dice sua madre: “Ogni giorno sono stata in ospedale a stringergli la mano. Dicono che non poteva parlare e muoversi, ma lui reagiva. Mi dava la mano e vedevo scorrere le lacrime. Gliele potevo asciugare”.” (Da il programma “chi l’ha visto”)

 

 

Domenico Gabriele, 11 anni
Crotone: Ferito alla testa in data 25 Giugno 2009, muore tre mesi dopo il 20 Settembre 2009 nell’Ospedale di Catanzaro.
Articolo dal programma Rai “Chi l’ha visto”
La storia di Domenico Gabriele, ucciso in un campo di calcetto

Data messa in onda: 28/09/2009

Adorava il calcio, fare la schedina, aveva tutti i pensieri e i gesti degli appassionati del calcio, sin da quando era piccolissimo. E su un campo di calcio è morto. Domenico Gabriele, detto Dodò, aveva 11 anni. E’ morto per sbaglio. Se per sbaglio si può morire, così su un campo di calcetto a Crotone, vittima innocente di un regolamento di conti tra ‘drine. Storie di spaccio ed estorsioni. Ma i suoi assassini non hanno volto.

E’ morto il 20 settembre, dopo tre mesi di coma. I suoi funerali si sono tenuti il 22. Era un bambino allegro, intelligente, a scuola andava bene. Un anno fa, quando era in quarta elementare, aveva scritto una lettera al presidente Berlusconi per chiedere aiuto per la sua famiglia: “Tu dai i soldi alle famiglie numerose, e a noi che siamo disoccupati? Io per questo non ho un fratello o una sorella, perché mio padre non se lo poteva permettere”.
Giovanni, il padre, viveva di lavori precari e durante l’agonia di Dodò ha dovuto fare anche i conti con il taglio della corrente elettrica, perché non erano riusciti a pagare una bolletta. Una casa semplice, spoglia, tra le campagne della frazione di Canneto.

Se n’è andato dopo un’agonia di tre mesi. Era la sera del 25 giugno quando un sicario sparò all’impazzata sul campetto di calcio dove correva anche lui, nella contrada Margherita, alla periferia nord di Crotone. Il killer mirava a Gabriele Marrazzo, un emergente della mala locale, che inseguiva la stessa palla. Oltre al morto, dieci feriti, compreso Domenico. Il pm Sandro Dolce della Procura di Crotone ha aperto un’inchiesta per strage, e i carabinieri coordinati dal maggiore Angelo Di Santo stanno ricostruendo la faida che coinvolgerebbe almeno tre cosche tra Crotone e i paesi della cintura a nord.

“Se muore uno del Sud, anche se è un bambino innocente, non fa impressione a nessuno, le autorità di Roma non se ne accorgono neanche”, mormora Giovanni. “Assassini, li devono prendere, la giustizia deve fare il suo dovere fino in fondo”.

Di quella terribile giornata il padre racconta alla giornalista Conchita Sannino di Repubblica: “Io mi alternavo in campo con Domenico, era a dieta e con questa scusa voleva giocare ancora di più, perdere peso. Così, ogni dieci minuti io me ne andavo a bordo campo e facevo segno a lui di entrare. È stato in uno di quei minuti che l’ho visto cadere. All’inizio non ho fatto caso a quei colpi, sembravano dei mortaretti. Invece, dopo un secondo, Domenico si è accasciato. L’ho preso in braccio, ho gridato con tutto il fiato che avevo, lui mi guardava ma già cominciava a non essere più presente”. Poi comincia il calvario: ricoverato a Crotone, poi a Catanzaro, operato al fegato e al cervello.
Dice sua madre: “Ogni giorno sono stata in ospedale a stringergli la mano. Dicono che non poteva parlare e muoversi, ma lui reagiva. Mi dava la mano e vedevo scorrere le lacrime. Gliele potevo asciugare”.

Solo la Provincia ed il Comune di Crotone hanno, nelle ultime settimane, assistito la famiglia e collaborato per le prime necessità. Ernesto Cerardi, lo zio, dice a Repubblica: “La Regione non l’abbiamo proprio sentita, ma dicevano in televisione che ci volevano mostrare affetto. Noi al Sud siamo abbandonati. Vorrei dire a chi ci governa, al signor Berlusconi, di dire meno barzellette e di rendersi conto del dolore e delle difficoltà in cui vivono, in Calabria, specialmente nel crotonese, migliaia di brave famiglie. Qui molti non arrivano a fine mese. Mio nipote è stato ucciso per una partita di calcetto. Nessuno se ne occupa. Vergogna, Italia”. Il Comune ha proclamato il lutto cittadino. “Siamo vicini alla famiglia – afferma il sindaco, Giuseppe Vallone – . Gli assassini vanno assicurati alla giustizia”.

 

 

 

Articolo da Libera Informazione del 21.09.2010
Ad un anno da Dodo’
Il 20 settembre del 2009 veniva ucciso a Crotone il piccolo Domenico Gabriele
di Angela De Lorenzo (Il Crotonese)

Il 20 settembre per Crotone sarà per sempre un giorno buio, una ricorrenza dolorosa nella quale, però, trovare la forza per guardare al futuro con una più convinta voglia di riscatto. È trascorso già un anno dalla morte di Domenico Gabriele, vittima inconsapevole della mano vigliacca e assassina che il 25 giugno del 2009 sparò su un campo di calcio nella località Gabella. Il 20 settembre è il giorno in cui il cuore di Dodò ha smesso di battere per sempre, il giorno in cui la città si guardò allo specchio e si scoprì sull’orlo del baratro e in cui, per questo, in tanti hanno scelto di alzare la testa, si sono ripromessi di fare qualcosa perchè Dodò non fosse morto inutilmente, ma anzi il suo destino fosse da stimolo per fare riacquistare dignità della città. I primi ad onorare questo impegno sono stati Giovanni Gabriele e Francesca Anastasio, i genitori di Dodò, che per tutto l’anno, nonostante il dolore lancinante arrecato da quella ferita profonda e incurabile all’anima, hanno accompagnato con coraggio il ricordo di quell’unico figlio, sublimandolo in un messaggio a sostegno della lotta per la legalità. Una promessa rinnovata. Ad un anno da quel giorno buio la promessa è stata rinnovata.Lunedì 20 settembre è stata ancora una volta una giornata lunga per Giovanni e Francesca e per l’intera città, che riguardandosi allo specchio, si è riscoperta più impegnata e sensibile, con tanto cammino ancora da fare, ma consapevole, almeno, di averlo inaugurato. La giornata è iniziata presto per Giovanni e Francesca, che, già di primo mattino, si sono recati al cimitero sulla tomba del figlio, insieme alla nonna paterna e ad un anziano zio. Quel silenzio triste del campo santo, in cui sembra assurdo vedere il volto pulito ed innocente di Dodò impresso in un marmo bianco, sembrava meno amaro, quasi sereno. Non è stata una giornata grigia e piovosa come tutti ricordano nel giorno del funerale: dai piani alti del cimitero si vedeva un panorama particolare, il sole accarezzando il mare increspato da un vento leggero gli donava un colore argento inconsueto, come a voler omaggiare con quello spettacolo particolare Dodò e i suoi genitori. Anche il sole, evidentemente, ha voluto omaggiare la memoria di colui che i bambini crotonesi definiscono “l’angelo della città”. Ma quello del sole è stato solo uno dei tanti omaggi, un fiore che si è aggiunto ai tanti altri fiori bianchi che ornavano quella tomba assurda, come si farebbe nelle case in un giorno di festa. Intanto arrivavano altri fiori significativi sotto forma di gesti di solidarietà: in tanti sono giunti sulla tomba di Dodò per lasciare un saluto o una preghiera; il telefono cellulare di Giovanni e Francesca squillava di continuo, in tanti hanno ricordato il valore e il dolore del 20 settembre, chiamavano da tutta Italia parenti, conoscenti, amici incontrati e diventati tali proprio in nome di quel dolore assurdo che ha ferito tutti…

Domenico non lo ha dimenticato nessuno, se questa può essere l’unica lieve consolazione, almeno, si può dire che c’è. Non lo hanno dimenticato le istituzioni, i bambini della città, i giovani, non lo ha dimenticato nessuno di coloro i quali hanno ancora speranza e voglia di mettersi in gioco per fare rialzare la testa alla città. Gli stessi che lunedì si sono incontrati nella sala consiliare del municipio, per riflettere, ancora una volta, sulla necessità di riscattarsi facendo cambiare rotta al territorio in nome del ricordo di Domenico e della speranza che un destino come il suo non tocchi mai più a nessun altro bambino. All’iniziativa promossa dal Comune di Crotone erano presenti le delegazioni di 14 scuole della città, accompagnate da dirigenti scolastici ed insegnanti, le forze dell’ordine, i sindacati e i rappresentanti istituzionali del territorio. La manifestazione è stata aperta dalla proiezione di un video, preparato sempre dal Comune, nel quale si è cercato di sintetizzare i fatti salienti dell’anno appena trascorso, con i vari momenti di mobilitazione popolare a favore della legalità, ma anche il ricordo di Domenico, le cui foto scorrevano sulla musica di un brano particolarmente toccante a lui dedicato scritto dal crotonese Pino Talarico. Guardando quelle immagini, pur commossa e ferita, la città si è sentita consolata dalla consapevolezza che un cammino nuovo è stato intrapreso, si è cercato di scavare nel muro dell’indifferenza ed in tanti ne sono stati coinvolti. L’emozione in sala consigliare è stata tanta ed intensa, sia tra i più giovani che tra gli adulti. “Un anno fa – ha detto il sindaco Vallone rivolgendosi ai bambini presenti – non abbiamo detto addio a Dodò, infatti è presente, parla con i vostri occhi, ascolta con le vostre orecchie e cresce con voi, grazie all’impegno dei suoi genitori, attraverso l’impegno della magistratura e alla vostra sensibilità. Questo non è stato un anno senza Dodò, ma con Dodò. Oggi – ha aggiunto non è un giorno triste, ma solo perchè ci siete voi bambini, perché con voi ci sono Giovanni e Francesca ad alimentare la speranza”.

Una scuola a suo nome. Il sindaco ha annunciato che la nuova scuola che sarà costruita a Margherita sarà dedicata a Domenico Gabriele e che sempre a suo nome è stata istituita una borsa di studio. “Domenico – ha aggiunto l’assessore alla Pubblica istruzione, Rosa Maria Romano – non è un ricordo ma una presenza, rappresenta la speranza dei ragazzi di questa città che in nome del suo ricordo si propongono di costruire un futuro nuovo”. Rosa Maria Romano in occasione della manifestazione ha annunciato l’idea di costruire insieme e per i ragazzi della città un ‘Libro dei valori’. “Abbiamo già individuato – ha detto – i primi otto valori, oggi scriveremo la prima pagina con i pensieri di questi alunni dedicati in questo giorno particolare a Dodò. Chiediamo alle scuole e alle istituzioni di aderire a questa nostra iniziativa, che riteniamo aiuti gli uomini del futuro a diventare cittadini, ovvero coloro che si impegnano e studiano per costruirsi una coscienza civile e sociale”. Tanti gli interventi che si sono susseguiti, quello del presidente della Provincia, Stanislao Zurlo, il quale ha annunciato che a breve l’Ente da lui guidato inaugurerà in località Margherita un campetto di calcio intitolato a Domenico. Sono seguiti gli interventi del coordinatore dell’Ufficio scolastico regionale, Luciano Greco, che ha dedicato anche dei versi alla giovane vittima; del consigliere regionale, Salvatore Paceza, del vice prefetto, Massimo Mariani, del segretario generale di Cgil Calabria, Sergio Genco, del presidente del Consiglio comunale, Giancarlo Sitra, del coordinatore di ‘Libera Crotone’, Antonio Tata. Presenti tra gli altri il vice questore aggiunto, Sabrina Santo, in rappresentanza della Questura di Crotone, i sindaci dei Comuni di Isola Capo Rizzuto e Cutro, Carolina Girasole e Salvatore Migale.

Gli interventi più toccanti, comunque, sebbene semplici, sono stati quelli dei bambini, che nonostante l’emozione, con la loro naturalezza sono riusciti a toccare il cuore di tutti leggendo pensieri e poesie dedicate a Domenico. Uno di loro, Luigi Frustace, in particolare, ha ricordato di essere stato un caro amico di Domenico ed ha interpretato la poesia che lui stesso ha composto in suo ricordo, in cui lo definisce “un angelo custode”. In occasione della ricorrenza il coordinamento provinciale di ‘Libera’ ha fatto appendere al balcone del municipio un grande striscione con la foto di Domenico e la scritta “Dodò nel cuore, un volto e un nome da non dimenticare”. “Serve – ha spiegato Antonio Tata – a spingere ogni persona che passa da questa piazza a ricordare e a riflettere. Domenico è uno di voi, chiunque poteva trovarsi al suo posto, per questo non possiamo permettere che l’episodio della strage passi come tante altre cose, tutti siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità, anche voi che siete molto giovani”. Scegliete a chi assomigliare “I presunti assassini -ha proseguito Tata – sono anch’essi ragazzi non molto più grandi di voi. Per questo dovete interrogarvi, dovete riflettere su quali siano i vostri modelli e scegliere consapevolmente a chi volete assomigliare”. “

Se siamo tutti qui – ha concluso Giovanni Gabriele commosso – vuol dire che mio figlio è ancora in mezzo a noi. A voi bambini mi sento di dare un consiglio: prendete la strada della legalità, che è quella più giusta!”. Nel pomeriggio in cattedrale è stata officiata una santa messa alla presenza delle scuole e dei gruppi dell’Azione cattolica, in conclusione della quale Giovanni Gabriele ha rinnovato il suo appello rivolto ai presunti assassini: “pentitevi e convertitevi, basta mentire!”.

 

 

 

 

I rilievi sul campo di calcetto dopo l’agguato Foto da La Repubblica

Articolo di La Repubblica del 23 Aprile 2010 Crotone, bambino ucciso sul campo di calcetto, arrestati i responsabili, c’è anche un minore
I presunti killer sono Vincenzo Dattolo, 26 anni, e Andrea Tornicchio, 20, fratello del capocosca Francesco, detenuto in regime di 41 bis. Obiettivo dell’azione era Gabriele Marrazzo, che fu freddato, ma i sicari spararono all’impazzata e Domenico Gabriele venne colpito.

CROTONE – Sono stati arrestati i presunti assassini di Domenico Gabriele, il bambino di 11 anni ferito alla testa con un colpo di arma da fuoco il 25 giugno dello scorso anno in un campo di calcetto a Crotone e morto dopo tre mesi di agonia. Si tratta di Andrea Tornicchio, 20 anni, e Vincenzo Dattolo, 26, entrambi ritenuti elementi di spicco del clan Tornicchio. Andrea, in particolare, è fratello di Francesco Tornicchio, 31 anni, che gli inquirenti considerano il capo cosca, detenuto dalla fine del 2008. Andrea, secondo gli inquirenti, in questo periodo, nonostante la giovane età, avrebbe svolto il ruolo di reggente.

I due arrestati sono stati incastrati dai riscontri dei tabulati dei loro telefoni cellulari, che li collocano nella zona della sparatoria all’ora della strage. Ma soprattutto dalle intercettazioni ambientali e telefoniche in carcere, in cui sarebbero schiaccianti le prove a loro carico. In una, in particolare, Francesco Tornicchio plaude alla sparatoria perché si doveva far capire che a Cantorato, quartier generale del gruppo criminale, “dove passano i Tornicchio trema la terra e canta la lupara”.

La Dda di Catanzaro ha contestato ai due il reato di strage anche sulla base della perizia balistica effettuata da Paolo Romanini (lo stesso che ha lavorato al caso dell’omicidio di Marta Russo) che ha concluso sostenendo che chi aveva sparato lo aveva fatto nella piena consapevolezza di poter uccidere un numero imprecisato di persone. Nell’agguato furono sparati cinque colpi di fucile caricato a pallettoni.

Nell’ambito dell’operazione, altri cinque ordini di custodia cautelare sono stati eseguiti a carico dello stesso Francesco Tornicchio, detenuto nel carcere di Spoleto in regime di 41 bis, Luigi Tornicchio, 33 anni, Carolina Amodeo, 52 anni, madre dei Tornicchio, Piero Maneli, 21 anni, e Francesco Benincasa, 46 anni. Un altro provvedimento restrittivo è stato notificato a un minore, accompagnato presso un centro di accoglienza a disposizione dell’autorità giudiziaria. Per tutti, a vario titolo, le accuse sono di strage, associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, munizioni e materiale esplodente, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, furto aggravato.

“Ringrazio le forze dell’ordine, che ci sono state vicine anche con umanità” dice Francesca Gabriele, la mamma di Domenico, appresa la notizia che i carabinieri del comando provinciale di Crotone avevano scoperto gli autori della sparatoria. “Tutti chiamano al telefono  –  racconta la donna – vengono a casa contenti perché iniziano a credere nella giustizia. Anche io ci credo, l’ho sempre fatto, anche nei peggiori momenti di scoraggiamento, ma avrò pace soltanto dopo il processo, quando sentirò la sentenza di condanna. La giustizia deve essere fatta fino in fondo, mio figlio deve avere giustizia”. Sulla stessa scia anche il papà di Domenico, Giovanni Gabriele: “Ora continuiamo con più coraggio ad aspettare giustizia, la condanna di chi ha sparato. Intanto diciamo grazie alle forze dell’ordine e ribadiamo che ci costituiremo parte civile”.

“Lo Stato, oggi, ha dato la dovuta risposta a quella che ritengo sia stata la più cruenta azione criminale condotta dalla ‘ndrangheta, quanto meno nel crotonese”, commenta Sandro Dolce, il magistrato che ha coordinato le indagini. “Mi rendo conto – aggiunge – che è una risposta che non può minimamente lenire il grande dolore dei genitori, ma è la risposta che lo Stato doveva a questa famiglia alla quale va il mio pensiero”.

Quel 25 giugno 2009, il povero Domenico Gabriele stava giocando a pallone nella polisportiva Central Park, in località Margherita, quando un gruppo di sicari entrò in azione. L’obiettivo del blitz era Gabriele Marrazzo, 35 anni, che fu ucciso sul colpo. I killer, però, spararono all’impazzata, ferendo anche altre nove persone, tra le quali Domenico, che morì il 20 settembre nell’ospedale di Catanzaro.

L’azione, secondo gli investigatori, venne decisa per “risolvere” alcuni contrasti interni alla cosca Tornicchio. Probabilmente Marrazzo, rientrato da un anno dalla Germania dove era emigrato, stava cercando di assumere un ruolo di maggiore importanza all’interno dell’organizzazione e per questo fu deciso di ucciderlo.

I provvedimenti notificati stamani costituiscono la prosecuzione delle indagini che il 25 settembre scorso portarono all’arresto di 14 presunti affiliati alla cosca Tornicchio, tra i quali vi sono i sette raggiunti oggi dal nuovo provvedimento.

L’operazione di settembre aveva portato all’identificazione dei presunti responsabili dell’omicidio di Michele Masucci, un operaio di 34 anni ucciso il 29 novembre del 2007 a Strongoli con alcuni colpi di fucile alla testa mentre si trovava al lavoro nello stabilimento dell’azienda Biomasse Italia. Anche in quel caso, secondo quanto emerso dalle indagini, il movente sarebbe stato un contrasto all’interno della cosca.

 

 

Articolo del 17 Ottobre 2011 da  strill.it
Crotone ricorda il piccolo Dodò Gabriele. Oggi avrebbe compiuto 13 anni
di Stefano Perri

Sono ormai passati più di due anni da quando, il 25 giugno 2009, il piccolo Dodò Gabriele veniva mortalmente ferito su un campo di calcetto a Crotone in quella che venne definita strage di Margherita.

Oggi il piccolo Dodò, all’epoca della strage non ancora undicenne, avrebbe compiuto tredici anni. Sono stati proprio i suoi genitori, Giovanni e Francesca, a promuovere per oggi una giornata all’insegna del ricordo e della legalità. Si è pensato a questa manifestazione con testimonianze di vita vissuta, racconti di tragedie legate alla mafia e ed esperienze positive legalità. Il miglior modo per ricordare il piccolo Dodò, il simbolo di una Calabria colpita al cuore dai tragici episodi di sangue che non accennano a fermarsi.

Oggi gli assassini di Dodò sembrano essere stati definitivamente individuati. Tratti in arresto nell’aprile dello scorso anno con l’accusa di strage, associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, munizioni e materiale esplodente, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, furto aggravato. Il processo a loro carico è iniziato nel dicembre dell’anno scorso. Secondo gli inquirenti il vero obiettivo di quella che poi si trasformò in una vera e propria strage era l’assassinio di Gabriele Marrazzo, 35 anni, morto sul colpo.

L’odierna iniziativa a Crotone ha voluto ricordare la figura del piccolo Dodò, ed attraverso il ricordo ha voluto promuovere un rinnovato impegno nella lotta per la costruzione di una legalità autentica. Nella direzione didattica “Bevilacqua” di Crotone erano presenti all’iniziativa, il procuratore della Repubblica presso il tribunale cittadino, Raffaele Mazzotta, l’arcivescovo di Crotone e Santa Severina, monsignor Domenico Graziani, Antonio Tata di Libera, il dirigente scolastico Franco Rizzuti oltre che i compagni di scuola del piccolo Dodò.

 

 

 

Articolo del 12 Novembre 2011 da crotonews.it
Processo “Apocalypse Now”: 11 condanne
3 dei condannati sono accusati in altro processo per la strage di “Margherita”

Con 11 condanne a pene variabili da 27 ad un anno di reclusione ed una assoluzione si è concluso il processo a presunti affiliati alla cosca Tornicchio di Crotone e scaturito dall’inchiesta “Apocalypse Now” . Le pene più pesanti sono state inflitte al presunto boss Francesco Tornicchio (27 anni), al fratello Andrea (22) ed a Vincenzo Dattolo (19). In un altro processo, in corso davanti ai giudici della corte d’assise di Catanzaro, i tre sono accusati della strage sul campo di calcetto di contrada Margherita, avvenuta il 25 giugno del 2009, nella quale fu ucciso Gabriele Marrazzo e morì, dopo tre mesi di coma, Domenico Gabriele, di 11 anni. Nel processo di oggi i giudici hanno anche condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione Giuliano Carella, assistente capo della Polizia stradale in servizio a Crotone che avrebbe intrattenuto rapporti con il clan di Cantorato.

Il Tribunale ha inoltre riconosciuto il risarcimento dei danni agli enti che si erano costituiti parte civile nel processo: 30 mila euro alla Regione Calabria, 50 mila euro alla Provincia di Crotone e 80 mila euro al Comune di Crotone.

 

 

 

Articolo del 22 Marzo 2012 da  crotonews.it
Giovedì dei ragazzi nel ricordo di Dodò

Si è svolto nel ricordo di Dodò, Domenico Gabriele, il bambino ucciso in un agguato mentre giocava su un campetto di calcio, il tradizionale Giovedì dei Ragazzi, l’incontro con gli alunni delle scuole crotonesi nel palazzo comunale istituito dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione. Nella sala consiliare erano presenti i suoi ex compagni di scuola del III Circolo “Rosario Bevilacqua” che hanno voluto dedicare il loro pensiero, seguito da un lungo applauso, al loro compagno che è rimasto sempre nei loro cuori.
Il Vice Sindaco ed Assessore alla Pubblica Istruzione Teresa Cortese ha sottolineato il coraggio e la forza che i genitori di Domenico stanno avendo nel portare in tutte le piazze la propria testimonianza e facendo sentire “Dodò il figlio di tutti noi”.
“Questo affetto che dimostrate oggi nei confronti di Dodò aiuti ancora di più a sostenere i genitori nel generoso cammino che stanno percorrendo con dolore ma con tanta tenacia. I genitori di Domenico sono un esempio per tutti noi” ha aggiunto la Cortese.

E’ la forza di questi genitori che ha consentito di superare la commozione che si è creata nella sala consiliare e consentire agli alunni della “Rosario Bevilacqua” di sottoporre agli amministratori i quesiti che con diligenza, grazie all’ausilio delle insegnanti Teresa Belcastro, Antonella Testa e Graziella Paglialunga, avevano preparato.
A rispondere alle domande oltre alla Vice Sindaco Teresa Cortese, l’assessore allo sport Claudio Perri.
Pur essendo ormai una consuetudine la visita da parte degli alunni è sempre piacevole verificare come questi ragazzi sanno sorprendere con la freschezza delle proprie idee.
Tra i temi affrontanti quello della segnaletica stradale, delle periferie, della raccolta differenziata, delle politiche scolastiche.
Grazie a questo dialogo diretto i ragazzi hanno potuto verificare che il Comune ha garantito nonostante i tagli governativi il trasporto scolastico e la mensa a migliaia di alunni, che i sindaci del crotonese si sono mobilitati per la gestione autonoma del ciclo dei rifiuti che in termini pratici significa non vedere più spazzatura per strada e più soldini di risparmio per i propri genitori.
Hanno verificato di persona che il Comune ha speso oltre duemilioni e mezzo di euro per la sicurezza dei cittadini.
“E’ vero” ha affermato un alunno “prima davanti casa mia quando pioveva si creava un lago, adesso non più”.
Si è parlato anche di calcio. Un alunno ha chiesto all’Assessore Perri come mai il Crotone Calcio non accede alla serie “A”. L’Assessore ha risposto che la serie “B” è un patrimonio per la città sottolineando la politica della società che valorizza ogni anno giovani talenti.
Un’altra bella giornata vissuta nella sala consiliare conclusa con il consueto omaggio di pastelli con il logo della città da parte del sindaco a questi giovani cittadini.

 

 

 

Articolo del 25 Luglio 2012 da  ilquotidianocalabria.it
Strage al campetto di calcio, il pm ha chiesto 4 ergastoli
Il sostituto della Dda Salvatore Curcio ha avanzato la richiesta di pene pesanti per gli imputati della sparatoria del 2009 a Crotone, quando venne ucciso per errore Domenico Gabriele, il piccolo di 11 anni morto dopo tre mesi di coma. Contestato anche l’omicidio Masucci del 2007

CATANZARO – Quattro richieste di condanna all’ergastolo sono state chieste dal pm della Dda di Catanzaro Salvatore Curcio nei confronti degli imputati nel processo per la strage sul campo di calcetto compiuta a Crotone il 25 giugno del 2009 e per l’omicidio di Michele Masucci, ucciso a Strongoli nel novembre del 2007. Le richieste di condanna sono state avanzate ai giudici della Corte d’assise di Catanzaro davanti ai quali è in corso il processo. Nella strage nel campo di calcetto rimase ferito Domenico Gabriele, il bambino di undici anni morto dopo tre mesi di coma, fu ucciso all’istante Gabriele Marrazzo, di 35 anni, che era il reale obiettivo dell’agguato e rimasero ferite altre 9 persone. Per oltre tre ore il pubblico ministero ha illustrato le indagini che portarono ad individuare il movente e gli autori della strage nel campo di calcetto. Il pm, recentemente trasferito alla Procura generale di Catanzaro, ha definito l’episodio come un «atto di vera barbarie attuato dalla cosca Tornicchio. Questa è la mia ultima requisitoria dopo vent’anni di procura antimafia. Porto con me l’amore per la verità e la speranza. Non avrei voluto concludere il mio impegno con un processo per fatti che hanno provocato tanto dolore. Il mio pensiero va ai genitori di Dodò, un bambino che avrebbe avuto diritto alla vita».

Nel corso dell’udienza è stato proiettato anche un video dei colloqui tra gli imputati che decidevano le azioni da intraprendere.   Della strage sono accusati Francesco Tornicchio, di 31 anni, ritenuto il boss dell’omonima cosca di Crotone; il fratello Andrea, di 20 anni, e Vincenzo Dattolo, di 26. Per l’omicidio Masucci, invece, è imputato Francesco Tornicchio e Donatello Le Rose.   Al termine della requisitoria del pubblico ministero sono iniziati gli interventi della parte civile e dei difensori. La sentenza è prevista per il 9 agosto.

 

 

 

Articolo del 13 Agosto 2012 da laperfettaletizia.com
Omicidio del piccolo Domenico Gabriele, due i condannati all’ ergastolo Applausi per i genitori di Dodò all’uscita dal Tribunale. Ad attendere la sentenza anche la società civile e i giovani volontari dei campi di lavoro sui beni confiscati

Liberainformazione – Un applauso scrosciante ha accolto i genitori di Domenico Gabriele, Giovanni Gabriele e Francesca Anastasio, all’uscita dell’aula bunker di Catanzaro, dove è stata emanata la sentenza di condanna in primo grado all’ergastolo per gli esecutori materiali della strage dei campetti di margherita, Vincenzo Dattolo e Francesco Tornicchi. È stato assolto dall’accusa di madante, Francesco Tornicchio, che nell’estate del 2009, quando si è consumata la strage, si trovava già nel carcere di Siano a Catanzaro . E’ stata una giornata lunga per comuni rappresentanti della società civile e i militanti di Libera provenienti da tutta la Calabria per manifestare vicinanza alla famiglia Gabriele, la sentenza è stata rinviata di ora in ora, l’attesa iniziata alle 9.00 del mattino si è conclusa intorno alle ore 20.00, ma nonostante questo non hanno voluto demordere, sono rimasti fino alla fine ad aspettare per strada, senza farsi scoraggiare dalla giornata afosa.

Davanti all’aula bunker c’erano ad attendere anche tanti volontari coinvolti nell’iniziativa “E – state Liberi”, giunti in Calabria da tutto lo Stivale per lavorare sui terreni confiscati a Cirò, Cutro e Isola Capo Rizzuto. Quando finalmente è stato possibile entrare in aula, regnava un silenzio inquietante. Molti dei volontari di Libera, accompagnati dal coordinatore regionale, Mimmo Nasone, da don Pasquale Aceto, dai coordinatori provinciali di Crotone, Antonio Tata, e di Cosenza, Sabrina Garofalo, si sono ritrovati ad attendere la sentenza proprio accanto ai famigliari degli imputati, mentre questi stessi li scrutavano con atteggiamento di sfida. Pronunciata la sentenza, tutti sono rimasti in composto silenzio, fatta eccezione per gli imputati.

Ascoltando il verdetto, dall’interno delle gabbie uno di loro mostrava i muscoli alla famiglia affranta, come per ribadire la sua forza. La soddisfazione della società civile, invece, è esplosa fuori dall’aula con un lungo applauso, tanti ragazzi hanno voluto stringere tra le braccia Giovanni e Francesca, così emozionati da non riuscire a proferire parole. “Mio figlio – ha solo detto Francesca – comunque non tornerà, ma avere giustizia resta fondamentale, è l’unica cosa che ci resta”.

 

 

Articolo del 25 Febbraio 2014 da strill.it
Strage al campetto di calcio, Corte d’Assise di Catanzaro conferma due ergastoli per l’omicidio del piccolo Dodò

La Corte d’assise d’appello di Catanzaro, questa sera, ha confermato in toto la sentenza con cui, in primo grado, erano state emesse tre condanne all’ergastolo e un’assoluzione a carico dei presunti responsabili della strage avvenuta il 25 giugno 2009 in un campo di calcetto a “Margherita”, a Crotone, che costò la vita anche a Domenico Gabriele, meglio conosciuto da tutti come Dodò, il bambino di appena 11 anni ferito alla testa e spirato in ospedale dopo tre mesi di agonia, oltre che dell’ulteriore omicidio di Michele Masucci. I giudici hanno lasciato immutata la sentenza con cui, l’8 agosto 2012, la Corte d’assise di Catanzaro ha condannato all’ergastolo per la strage del campetto Andrea Tornicchio (difeso da Francesco Laratta) e Vincenzo Dattolo (difeso da Gregorio Viscomi), assolvendo Francesco Tornicchio; e per l’omicidio Masucci ha condannato all’ergastolo lo stesso Francesco Tornicchio, ritenuto il boss dell’omonima cosca di ‘ndrangheta (difeso dall’avvocato Fabrizio Salviati), ed ha assolto Donatello Le Rose (difeso da Pietro Pitari).

Dattolo e Andrea Tornicchio sono stati inoltre condannati a risarcire i familiari di Domenico Gabriele, il Ministero dell’Interno, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Calabria, la Provincia ed il Comune di Crotone, che si sono costituiti parte civile (con gli avvocati Verri, Barbuto, Napoli, Iannice). La strage del campetto fu eseguita da un gruppo di sicari che entrò in azione per assassinare Gabriele Marrazzo, un uomo di 35 anni. Quest’ultimo fu ucciso sul colpo, mentre altre nove persone rimasero ferite tra cui Dodò, poi morto tragicamente. Sul gravissimo fatto di sangue gli investigatori fecero luce con un’inchiesta battezzata “Apocalypse now”, condotta contro presunti affiliati alla cosca Tornicchio, operante a Strongoli, nel Crotonese – ritenuta satellite del clan Giglio.

Associazione a delinquere di stampo mafioso, nonché i più tipici reati fine come rapine, danneggiamenti, estorsioni, reati in tema di armi e traffico di sostanza stupefacente, e favoreggiamento sono i reati contestati a vario titolo nell’inchiesta, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Crotone con la direzione dell’allora sostituto procuratore Sandro Dolce.

In un primo filone dell’indagine è stato contestato anche un altro omicidio, dal quale l’inchiesta ha preso le mosse, e cioè quello di Michele Masucci, commesso a Strongoli il 27 novembre 2007 all’interno della “Centrale Biomasse” dove la vittima lavorava. L’inchiesta è sfociata nel blitz scattato all’alba del 25 settembre 2009 per l’esecuzione di quattordici misure cautelari.

Un secondo filone dell’operazione “Apocalypse now”, poi, il 23 aprile 2010 ha consentito di notificare otto provvedimenti di custodia cautelare ad altrettanti indagati già raggiunti dall’ordinanza precedente. Fra le accuse di quest’ultima tranche dell’indagine anche la strage avvenuta nel campo di calcetto, dove un commando portò a termine un agguato il cui obiettivo era Marrazzo, ma che costò la vita anche al bambino che non è mai arrivato a compiere i suoi 11 anni.

(Agi)

 

 

 

Articolo del 25 febbraio 2014  da ilquotidianocalabria.it
Strage al campo di calcetto, confermati in Appello gli ergastoli per i due sicari che uccisero Dodò
Carcere a vita per i killer che nel 2009 spararono all’impazzata a Crotone, uccidendo l’obiettivo dell’agguato ma ferendo altre 9 persone, tra le quali il bimbo di 11 anni morto dopo 3 mesi di coma. Assolto ancora il presunto mandante, ma per lui arriva la condanna per un altro omicidio

CROTONE – Confermati anche in Appello gli ergastoli per la strage del campo di calcetto di Crotone del 25 giugno 2009 nella quale, sparando all’impazzata, i sicari uccisero il piccolo Domenico Gabriele, detto Dodò, di appena 11 anni. Resta l’assoluzione per il presunto mandante, Francesco Tornicchio, ritenuto il boss dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, che però ha visto ribadire il carcere a vita per un altro delitto, quello che ha portato alla morte di Michele Masucci nel 2007 e per il quale è stato invece assolto Donatello Le Rose.

A scontare il massimo della pena per la morte di Dodò e di Gabriele Marrazzo, 35 anni, vero obiettivo della sparatoria al campo, saranno Andrea Tornicchio e Vincenzo Dattolo. Per entrambi è stato confermato anche l’obbligo a risarcire i familiari di Domenico Gabriele, il Ministero dell’Interno, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Calabria, la Provincia ed il Comune di Crotone, che si sono costituiti parte civile. Rigettato il ricorso che chiedeva un inasprimento dei risarcimenti.

Il caso di Dodò, fu ferito per errore e morto 3 mesi dopo senza mai essere uscito dal coma, aveva commosso l’opinone pubblica. Insieme a lui altre 8 persone rimasero ferite per gli spari dei sicari mentre Marrazzo morì sul colpo. Gli investigatori fecero luce sul raid omicida con un’inchiesta battezzata “Apocalypse now”, condotta contro presunti affiliati alla cosca Tornicchio, operante a Strongoli, nel Crotonese, e ritenuta satellite del clan Giglio. Tra le accuse, oltre allassociazione a delinquere di stampo mafioso, anche rapine, danneggiamenti, estorsioni, reati in tema di armi, traffico di sostanza stupefacente e favoreggiamento. Il blitz fu condotto dai carabinieri del comando provinciale di Crotone con la direzione dell’allora sostituto procuratore Sandro Dolce e in un primo filone dell’indagine contestava anche un altro omicidio, dal quale l’inchiesta ha preso le mosse, e cioè quello di Michele Masucci, commesso a Strongoli il 27 novembre 2007 all’interno della “Centrale Biomasse” dove la vittima lavorava. Un delitto ritenuto collegato allo scontro tra cosche crotonesi.

Il 25 settembre 2009 vennero eseguite quattordici misure cautelari. Poi, il 23 aprile 2010, altri otto provvedimenti furono contestati ad altrettanti indagati già raggiunti dall’ordinanza precedente. Fra le accuse di quest’ultima tranche dell’indagine anche la strage avvenuta nel campo di calcetto.

 

 

 

Articolo del 13 maggio 2015 da ilquotidianoweb.it
Pene confermate in Cassazione per gli assassini di Dodò
Il piccolo fu ucciso per errore in un agguato di ‘ndrangheta
La Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi e di fatto ha confermato le sentenze di condanna nei confronti degli assassini del piccolo Dodò ucciso per errore in un agguato di ‘ndrangheta mentre giocava a calcio a Crotone

CROTONE – La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi presentati dalle parti ed ha confermato le condanne per gli imputati ritenuti responsabili dell’omicidio di Gabriele Marrazzo nel quale restò ucciso, a Crotone, anche Dodò Gabriele, il bambino di 10 anni assassinato per errore mentre giocava a pallone nel campetto dove avvenne l’agguato.

LEGGI LA NOTIZIA SULLA SENTENZA DI PRIMO GRADO

Gli ergastoli per la strage in cui il 25 giugno 2009 furono uccisi a colpi di fucile caricato a pallettoni Gabriele Marrazzo, la vittima designata, e il piccolo Domenico Gabriele, e ferite altre 9 persone, sono stati confermati nei confronti di Andrea Tornicchio e Vincenzo Dattolo ritenuti gli esecutori materiali.

LEGGI LA NOTIZIA SULLA SENTENZA DI SECONDO GRADO

È stato invece assolto per la strage Francesco Tornicchio, ritenuto il mandante, che però è stato condannato al carcere a vita per l’omicidio di Michele Masucci, avvenuto all’ interno dello stabilimento Biomasse di Strongoli il 29 novembre 2007. Per questo delitto è invece stato assolto, anche in secondo grado, Donatello Le Rose, 40 anni. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta dei difensori degli imputati di derubricare il reato da strage a omicidio volontario.

LEGGI DI QUANDO DELPIERO RICORDÒ IL PICCOLO DODÒ

Ad aspettare la sentenza c’erano in aula, Giovanni e Francesca Gabriele, rappresentati dall’avvocato Giuseppe Napoli, e gli attivisti di Libera Crotone e Roma.

 

 

 

Domenico Gabriele Dodò – Quotidiano del Sud del 21 luglio 2016 – Pagine della memoria

 

 

 

La storia di Dodò

Comune di Bergamo – 7 aprile 2020

 

 

 

Leggere anche:

vivi.libera.it
Domenico (Dodò) Gabriele
Adorava il calcio, fare la schedina, aveva tutti i pensieri e i gesti degli appassionati del calcio, sin da quando era piccolissimo. E su un campo di calcio è morto. Domenico Gabriele, detto Dodò, aveva appena 11 anni quando fu colpito alla testa da un proiettile vagante mentre giocava a calcetto in un campo sportivo di Crotone.

 

 

 

 

 

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *