27 Luglio 2009 Cassano allo Ionio (CS). Ucciso Fazio Cirolla perché somigliava al vero bersaglio dell’agguato. Stava acquistando un’auto, con lui c’era suo figlio..

Foto da: stopndrangheta.it

Il 27 luglio 2009 a Cassano sullo Jonio, in provincia di Cosenza, l’operaio 42enne Fazio Cirolla si trova dentro un autosalone. È in compagnia del figlio di 7 anni e sta acquistando un’automobile. I killer entrati in azione lo scambiano per un altro e lo ammazzano con un colpo di pistola alla fronte. Il vero obiettivo era il titolare della concessionaria, ritenuto il contabile della cosca Forestefano.
Nota da  stopndrangheta.it

 

 

 

Articolo del 13 Ottobre 2010 da gazzettadelsud.it
Fazio Cirolla implorò pietà in ginocchio
Blitz dell’Arma: ricostruiti tre omicidi compiuti nella Sibaritide. Utilizzato un infallibile sicario vibonese
di Arcangelo Badolati

Cosenza. Fazio Cirolla ha implorato pietà. In ginocchio. Facendo leva sulle forze residue e l’istinto di conservazione. Era ferito a un braccio e aveva davanti due killer con le pistole spianate. Le canne ben oliate delle armi gli sfioravano quasi la testa. E l’odore di polvere da sparo ammorbava l’aria. Un bambino atterrito, aggrappato a una poltrona, guardava tremante la scena. Non riusciva a gridare, né a piangere. Il terrore l’aveva reso muto. Quell’uomo accasciato era il suo papà. «Non sparate, non sparate!»: Fazio urlava ma i sicari erano sordi nel cuore e nell’animo. E gli hanno sparato in faccia. Era il 27 luglio del 2009 e doveva essere l’ultimo giorno di vita di Salvatore Lione, 43 anni, “contabile” della cosca Forastefano di Cassano. La sua morte era stata decisa dai vertici della consorteria perchè mancavano soldi dalla “bacinella”. Gli esecutori, però, hanno sbagliato bersaglio assassinando un innocente. E ferendone per sempre un altro: il figlioletto, testimone involontario dell’esecuzione del padre.

Il procuratore distrettuale di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo, e il pm antimafia, Vincenzo Luberto, quindici mesi dopo, hanno fatto piena luce sul tragico errore di persona. All’alba, i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza, coordinati dal colonnello Francesco Ferace, hanno sottoposto a fermo mandante, esecutori e fiancheggiatori. Si tratta di: Leonardo Forastefano, 52 anni, inteso come “Narduzzo”, reggente dell’omonimo clan cassanese, indicato come ispiratore del crimine; Saverio Lento, 51, di Altomonte, e Archentino Pesce, 39, di Sibari, presunti esecutori del delitto; e Francesco Caporale, 31, di Cassano, ritenuto l’apripista degli attentatori. Gl’investigatori dell’Arma, guidati dal tenente colonnello Vincenzo Franzese e dal maggiore, Giovanni Sozzo, hanno ricostruito i retroscena dell’omicidio anche grazie alla collaborazione offerta dallo stesso Salvatore Lione. Il “contabile”, infatti, scampato miracolosamente alla morte ha deciso di pentirsi. Svelando così di aver paradossalmente fornito agli assassini le armi ed i passamontagna adoperati nell’agguato costato la vita all’incolpevole Fazio Cirolla. «Custodivo le armi del gruppo – ha detto il pentito – e mi fu chiesto di recuperarle perchè doveva essere compiuta un’azione. Quando i sicari hanno fatto irruzione nella concessionaria ho riconosciuto i passamontagna verdi e le pistole che avevo consegnato qualche giorno prima. Preso dal panico mi sono lanciato dalla finestra e nella stanza in cui ci trovavamo è rimasto solo il povero Cirolla, che è stato ammazzato al posto mio». Incredibile ma vero. Dell’uccisione dell'”uomo sbagliato” hanno pure parlato Lucia Bariova, compagna pentita del boss Vincenzo Forastefano e un nuovo “dichiarante, Samuele Lovato, detto “il siciliano”, elemento di punta della disarticolata cosca nel campo dei crimini economici.

Ma c’è dell’altro. Dalle carte dell’inchiesta è spuntato il nome d’un presunto “professionista” della morte. Un trentottenne vibonese, Bruno Emanuele, specializzato nel chiudere “contratti” per conto dei Forastefano. I carabinieri del Ros e del Reparto operativo provinciale hanno infatti ricostruito dinamiche e moventi di due agguati compiuti, sempre a Cassano, nel giugno del 2003 e nel febbraio del 2004. Il primo ha visto soccombere Nicola Abbruzzese, “reggente” della omonima cosorteria, ammazzato a colpi di kalashnikov in prossimità della caserma dei carabinieri davanti al figlio ventenne ed a due figlioletti minori. L’altro ha invece avuto come vittima Antonio Bevilacqua, detto “Popin”, “picciotto” del gruppo Abbruzzese, vocato allo spaccio di droga, ammazzato a luparate nelle campagne cassanesi.

Bruno Emanuele avrebbe eseguito – secondo il procuratore Lombardo e il pm Luberto – entrambi i delitti, mostrando durante la consumazione degli omicidi nervi d’acciaio e precisione chirurgica. Pur agendo in contesti difficili e in movimento, il trentottenne, infatti, sia quando ha utilizzato il fucile mitragliatore come nel caso di Abbruzzese, che quando ha fatto fuoco con un calibro 12 caricato a pallettoni come nel caso di Bevilacqua, non ha provocato vittime “collaterali”. O meglio: come si dice in gergo malavitoso non ha “sprecato il piombo”.
Con lui, per l’uccisione di Abbruzzese sono indagati: Antonio, Leonardo e Vincenzo Forastefano, nella veste di mandanti; Giuseppe De Rose, 37 anni, Salvatore Lione, 43, Domenico Falbo, 29 e Giuseppe Garofalo, 32, in quella di fiancheggiatori.

Per l’assassinio di Bevilacqua, insieme con il presunto sicario vibonese, sono invece finiti sott’inchiesta i tre cugini Forastefano, Vincenzo Cosentino, 33 anni, Luciano Oliva, 36, Domenico Falbo e Giuseppe Garofalo. Gl’indagati, che si protestano innocenti e tali dovranno essere considerati sino alla definizione della vicenda giudiziaria, saranno interrogati nelle prossime ore.

In sintesi
I carabinieri del comando provinciale di Cosenza, coordinati dal colonnello Francesco Ferace, hanno eseguito ieri mattina delle misure cautelari per ordine della Dda di Catanzaro. Il procuratore capo, Antonio Vincenzo Lombardo e il pm antimafia, Vincenzo Luberto, hanno concluso le indagini avviate per far luce sulle uccisioni avvenute a Cassano di Fazio Cirolla (luglio 2009), Antonio Bevilacqua (febbraio 2004) e Nicola Abbruzzese (giugno 2003). Dieci le persone destinatarie dei provvedimenti restrittivi emessi sulla base di articolate investigazioni condotte dai militari del Ros, guidati dal maggiore Giovanni Sozzo, e del Reparto operativo provinciale, diretti dal tenente colonnello Vincenzo Franzese. L’operazione condotta dai carabinieri è stata denominata “Ultimo atto” perchè chiude il cerchio sulle consorterie criminali che da anni infestano la Sibaritide. Il procuratore Lombardo e il pm Luberto hanno infatti inferto durissimi colpi ai clan mafiosi attivi a Cassano, Castrovillari, Corigliano, Rossano e Cariati, ridando fiducia e tranquillità alle popolazioni locali
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