4 Dicembre 1945 Ventimiglia di Sicilia (PA). Ucciso Giuseppe Puntarello, dirigente della locale camera del lavoro.

Foto da .cittanuove-corleone.net

Giuseppe Puntarello lavorava come autista della ditta INT e da diversi anni ormai conduceva l’autobus che collegava il paese Ventimiglia di Sicilia con Palermo, alternandosi nella guida con un compagno di lavoro, pure lui di Ventimiglia. All’alba del 4 dicembre 1945 il suo collega si trovò nell’impossibilità di andare a prelevare l’autobus dall’autorimessa e pertanto Giuseppe Puntarello lo sostituì. Un commando mafioso costrinse Puntarello a fermarsi per strada mentre si stava recando all’autorimessa e lo uccise con fredda determinazione con alcuni colpi di lupara. Molti in quei giorni dissero che l’obiettivo dei killer non era Puntarello, ma il suo compagno di lavoro. La verità venne a galla qualche anno dopo. Era stato ucciso per il suo impegno di dirigente della Camera del Lavoro. Si era trattato, insomma, di uno dei tanti omicidi che in quegli anni la mafia compiva per piegare il movimento contadino in lotta per le terre.

 

 

 

Tratto dal libro Senza Storia di Alfonso Bugea e Elio Di Bella – Ed. Concordia

Giuseppe Puntarello era nato a Comitini il 14 agosto del 1892, figlio di Carmelo e Alfonsa Alaimo. Nel 1932 si era stabilito a Ventimiglia di Sicilia dove aveva trovato lavoro e una casa in via Garibaldi. Dalla moglie, Vincenza Saperi, ebbe cinque figli: Carmelo, Alfonsa, Giuseppe, Matteo e Vincenzo. Nel 1939 dovette emigrare ad Asmara (Eritrea), tornò due anni dopo. Nell’immediato dopoguerra si distinse per il coraggioso impegno in difesa del movimento contadino di Ventimiglia.

Puntarello lavorava come autista della ditta INT e da diversi anni ormai conduceva l’autobus che collegava il paese con Palermo, alternandosi nella guida con un compagno di lavoro, pure lui di Ventimiglia.

All’alba del 4 dicembre 1945 il suo collega si trovò nell’impossibilità di andare a prelevare l’autobus dall’autorimessa e pertanto Giuseppe Puntarello lo sostituì. Un commando mafioso costrinse Puntarello a fermarsi per strada mentre si stava recando all’autorimessa e lo uccise con fredda determinazione con alcuni colpi di lupara. Molti in quei giorni dissero che l’obiettivo dei killer non era Puntarello, ma il suo compagno di lavoro. La verità venne a galla qualche anno dopo. Era stato ucciso per il suo impegno di dirigente della Camera del Lavoro. Si era trattato, insomma, di uno dei tanti omicidi che in quegli anni la mafia compiva per piegare il movimento contadino in lotta per le terre.

Quando venne assassinato il figlio più piccolo aveva dieci anni, la moglie Vincenza 48: rimase senza pensione perché allora non c’era la legge sulla reversibilità. I piccoli furono aiutati dai nonni, mentre Matteo, che era sordomuto, venne portato in collegio: Il figlio Giuseppe venne assunto al posto del padre, ma pochi mesi dopo venne licenziato.

 

 

 

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Articolo del 18 dicembre 2020
Giuseppe Puntarello, una storia dimenticata
di Dino Paternostro

 

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Giuseppe Puntarello – 4 dicembre 1945 – Ventimiglia Sicula (PA)
Era una lavoratore onesto e rigoroso. Credeva profondamente nel lavoro come strumento di dignità delle persone e, col tempo, si era sempre di più convinto della necessità di difenderlo e tutelarlo, lottando accanto ai lavoratori.

 

 

 

 

 

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