12 Ottobre 1999 Fasano (BR). Anna Pace, di 62 anni, resta vittima di uno scontro con un furgone carico di sigarette di contrabbando lungo la strada statale.

Ottobre ’99. Anna Pace, di 62 anni, resta vittima di uno scontro con un furgone carico di sigarette di contrabbando lungo la strada statale tra Fasano e Locorotondo. Altre tre persone rimangono ferite nell’incidente. Pochi giorni dopo due fuoristrada blindati che marciavano a luci spente, alla periferia di Santeramo in Colle, nel barese, travolgono una Polo con a bordo un uomo di 52 anni rimasto ferito.

 

Tratto da:

Articolo di La Repubblica del 24 Febbraio 2000
Contrabbando in Puglia, un anno di sangue
Sulle strade tanti morti e feriti per scontri provocati dai blindati dei trafficanti in fuga

BRINDISI – La “guerra” tra contrabbandieri e forze dell’ordine, in Puglia, ha già fatto numerose vittime, tra morti e feriti, nell’ultimo anno. L’episodio più grave risale a sei mesi fa, quando due giovani coniugi sono stati investiti ed uccisi da un’auto blindata dei contrabbandieri mentre tornavano a casa dalle vacanze, sull’A-16 Bari-Napoli, in provincia di Foggia.

Gennaio ’99. Ma quest’ultima, lunga serie di morti parte dal 4 gennaio del ’99: un giovane a bordo di un’autoambulanza scambiata per una “volante”, a causa del lampeggiatore, viene travolto da un fuoristrada blindato di trafficanti nei pressi di Casamassima, in provincia di Bari. Due settimane prima, a Polignano a mare, travolta una Fiat Tipo con tre donne ed un bambino a bordo: la conducente, 29 anni, riporta gravi ferite.

Marzo ’99. Per sfuggire ad un inseguimento della Guardia di Finanza, l’autista di una Fiat Tempra carica di sigarette si scontra frontalmente, sulla strada statale 16 alla periferia di Foggia, con una Ford Fiesta il cui conducente, un uomo di 27 anni, muore durante il trasporto in ospedale. Solo pochi giorni e la storia si ripete: sulla Napoli-Bari, durante un inseguimento di quattro Alfa 164 dirette verso il capoluogo campano, due auto hanno invertono il senso di marcia più volte; due dei trafficanti

Luglio ’99. Il 16 luglio ’99 cinque persone, tra cui tre bambini, restano ferite, dopo essere state speronate da un’auto dei contrabbandieri in fuga sulla statale 98 nei pressi di Bitonto.

Agosto ’99. E’ l’episodio più grave: due coniugi, Ennio Petrosino, 33 anni, e Rosa Zaza, di 21, sposati da meno di un anno, al ritorno in moto dal porto di Bari dopo una vacanza in Croazia, vengono travolti tra Candela e Cerignola da una Renault 21 che compie un’inversione di marcia. Muoiono sul colpo.

Ottobre ’99. Anna Pace, di 62 anni, resta vittima di uno scontro con un furgone carico di sigarette di contrabbando lungo la strada statale tra Fasano e Locorotondo. Altre tre persone rimangono ferite nell’incidente. Pochi giorni dopo due fuoristrada blindati che marciavano a luci spente, alla periferia di Santeramo in Colle, nel barese, travolgono una Polo con a bordo un uomo di 52 anni rimasto ferito.

Dicembre ’99.
Due carabinieri feriti nell’inseguimento di una autocolonna di contrabbandieri cominciato nei pressi di Monopoli, in provincia di Bari, e finito alla periferia di Castellaneta Marina, nel tarantino.

 

 

Dal libro: Dead Silent  Life Stories of Girls and Women Killed by the Italian Mafias, 1878-2018 di Robin Pickering Iazzi University of Wisconsin-Milwaukee, rpi2@uwm.edu

 

 

 

Foto da: vivi.libera.it

Fonte:  vivi.libera.it
Articolo del 12 ottobre 2019
Anna Pace, una donna amorevole, tenace, coraggiosa
di Tea Sisto

“È stata una mamma dolcissima e infaticabile, una nonna paziente e amorevole, un’amica discreta e sempre disponibile. Era stato facile per lei il passare da una condizione economica di benessere, quella dei primi anni di matrimonio, ad una vita di sacrifici, perché lei, vera gentildonna dall’animo nobile, era soprattutto umile. Non aveva mai messo piede in un ospedale, prima di quella maledetta volta. Anche i suoi cinque figli aveva voluto partorirli in casa. In tutta la sua vita non si era mai lamentata di nulla. Io, Angela, la penultima dei sui figli, sento ogni giorno la sua mancanza. Lei, mia mamma, non ha conosciuto la mia seconda figlia e la mia piccola nipote. È un grande dolore per me. Sarebbe stata la bisnonna più dolce del mondo. Le sue amiche, ed erano tante, la ricordano come una santa. La sua perdita è stata uno shock per tutti noi, ci ha letteralmente paralizzato”.

Ecco, niente più delle parole di una figlia potrebbe spiegare tutto quello che c’è dietro il nome di una persona, una vittima innocente delle mafie. Dietro ogni nome c’è una storia vera, una vita e quella di Anna Pace era stata piena e intensa, fatta di impegno e di amore. Una vita da raccontare, da ricordare e onorare. Anna, di Fasano, in provincia di Brindisi, morì a 62 anni in ospedale, esattamente venti anni fa, il 12 ottobre del 1999, per le gravissime lesioni interne riportate in seguito a un terribile incidente stradale provocato dal furgone capofila di una colonna di mezzi blindati di contrabbandieri di sigarette. Una morte che lasciò nella disperazione il marito, Luigi Colucci, cinque figli, Franco, Elena, Ornella, Angela e Nicola, cinque nipotini che, all’epoca, avevano età comprese tra i sette e i sedici anni, l’intera comunità fasanese e non solo.

L’”incidente” avvenne la sera del 5 ottobre 1999. Anna stava rientrando a Fasano dopo aver fatto visita ad una sua cugina che abita nella vicina frazione di Laureto. Alla guida della Fiat Ritmo c’era il marito. Con la coppia, un’altra cugina di lei. Arriva a grande velocità un’autocolonna di contrabbandieri. In testa un furgone Iveco Om (rubato nel Centro Italia), pieno zeppo di cassette di sigarette di contrabbando. Dietro altri due furgoni blindati della stessa banda di trafficanti di “bionde”. Sulla strada statale 172, tra salite e curve, il furgone di testa sbanda e invade l’altra corsia prendendo in pieno la Fiat Tipo guidata da un giovane operaio fasanese. Nella carambola viene coinvolta la Fiat Ritmo sulla quale viaggia Anna con la sua famiglia. Tutti feriti, mentre i contrabbandieri lasciano furgone e cassette di sigarette sparse sull’asfalto per darsi alla fuga. Poco dopo arrivano gli altri contrabbandieri. Non si preoccupano dei feriti e dei lamenti. Raccolgono le cassette di sigarette e fuggono via. Anna e gli atri feriti vengono soccorsi da automobilisti di passaggio. Anna ha riportato molte fratture devastanti: nell’impatto, il cruscotto dell’auto sulla quale viaggiava le aveva quasi spaccato il torace. Dopo una settimana i medici vorrebbero dimetterla. Ma lei non si sente affatto bene. Chiede di restare. Ed è in ospedale che muore il 12 ottobre.

Solo un anno dopo, nel corso di un’operazione della Guardia di Finanza, denominata Gran Premio, che portò in carcere 35 persone tra le quali non solo contrabbandieri ma anche quattro carabinieri di Fasano che accettavano tangenti in cambio di comunicazioni riservate ai trafficanti, grazie alle intercettazioni telefoniche, le forze dell’ordine individuarono l’autista del furgone di sigarette che aveva provocato la tragedia e ucciso Anna. Pietro Sibilio, reo confesso, fu arrestato, processato e condannato per omicidio aggravato.

Anna poteva parlare il giorno dopo l’incidente. Era convinta di potercela fare. Era sopravvissuta. Ai giornalisti che l’andarono ad intervistarla in ospedale disse, senza tentennare neanche per un secondo: “Non sono più contrabbandieri, ma assassini”. Una frase ripetuta, tra le lacrime, dal marito, Luigi Colucci, imbianchino e suo coetaneo, il giorno della sua morte: “Ammazzano persone innocenti per guadagnare centomila lire”. Luigi aveva sul viso ancora i segni di quel terribile impatto con il furgone dei contrabbandieri, killer della strada senza scrupoli per le vite altrui. “Avevo lasciato mia moglie a mezzogiorno con la promessa di rivederci in ospedale nel pomeriggio. Non ho fatto in tempo a riabbracciarla”.

Ecco una piccola parte di ciò che c’è dietro un nome. Ecco chi era Anna Pace, una donna amorevole, tenace, coraggiosa. Una vittima innocente che nessuno potrà e dovrà mai dimenticare.

 

 

 

Fonte:  mafie.blogautore.repubblica.it
Articolo del 12 febbraio 2020
Anna e quei contrabbandieri di sigarette
di Sara Luccarelli e Rosangela Semeraro

Anna Pace è stata uccisa il 12 ottobre 1999 nella sua Fiat Ritmo, travolta da un camion di contrabbandieri di sigarette. Abbiamo deciso di ricordarla con un racconto immaginario in cui trovano posto tre punti di vista: quello di Anna, quello del marito e, infine, quello del primo poliziotto che giunge sulla scena dell’incidente.

Ho sempre una strana sensazione nella pancia quando sta per accadermi qualcosa di inaspettato: una specie di sesto senso – nulla di importante – ma, di solito, la mia pancia ci azzecca sempre. Mio marito non ci ha mai creduto. Solo impressioni, ha sempre detto. È il 12 ottobre 1999. È sera, io e mio marito siamo in macchina, diretti da Fasano a Locorotondo. È dall’inizio del viaggio che ho addosso una strana sensazione di disagio e angoscia, una sensazione quasi palpabile. Non è niente, continua a ripetermi mio marito. Non so – è molto strano – gli rispondo io. Mi viene da vomitare: sarà il mal d’auto. Accendo la radio, cerco una stazione che trasmetta una canzone che mi piaccia per rilassarmi e, come faccio da sempre, guardo la strada che abbiamo di fronte per cercare di far passare la sensazione di naupatia che sin da piccola mi accompagna in ogni viaggio. Da lontano vedo un camion che corre a zig zag per le corsie, quasi completamente vuote vista l’ora. Ho sempre detto che al Sud la gente guida male. I soliti ubriachi pericolosi, penso io. Lo faccio notare a mio marito e gli intimo di accostare. Così fa. Aggrotto le sopracciglia quando vedo che il camion vuole accelerare e venire verso la nostra macchina. Un pugno di secondi. Mi viene da vomitare. Questa volta non è il mal d’auto. L’adrenalina mi scorre in corpo come una furia ed è talmente forte che non mi permette di muovermi. Sento un dolore lancinante al fegato, poi alla milza e poi ancora non sento più niente. Non sento dolore da nessuna parte, o forse ne sento talmente tanto che non so più su che parte del corpo concentrarmi. Guardo le mie mani piene di sangue. Buio. Mi risveglio. Provo ad urlare ma non ci riesco. Le orecchie mi fischiano. I miei occhi non vedono più nulla eccetto buio e a tratti l’immagine di quel camion che ci viene addosso.
……………
Aveva sempre una strana sensazione nella pancia quando stava per accaderle qualcosa di inaspettato. Una specie di sesto senso – nulla di importante – ma, di solito, la sua pancia ci azzeccava sempre. Io non ci ho mai creduto, nulla di importante, ho sempre detto. Aveva ragione. Ora è lì per terra sotto quello che resta della nostra macchina, che è diventata la sua tomba. Ho male ovunque, ma nessun male è paragonabile al pensiero di lei.
…………….
Quella notte fu la prima volta che vidi un cadavere, ero ancora alle prime armi come poliziotto. Il telo bianco copriva una donna sulla sessantina. Un uomo, probabilmente il marito, la guardava con un’espressione mista tra dolore straziante ed incredulità, in silenzio. Ma se si ascoltava bene, nel suo silenzio si potevano sentire tutte le sue urla di dolore. Quando arrivai pensai subito che fosse stato solo un incidente come tanti, solo dopo notai il camion, distrutto solo sul davanti, col portellone aperto e centinaia di pacchetti di “Malboro” e “Merit” sull’asfalto. Collegai: contrabbando. In quel periodo Fasano era nel bel mezzo di un ingente traffico di sigarette, vendute da “tabaccai” improvvisati su bancarelle altrettanto improvvisate agli angoli delle strade, ma comprate da molti per via dei loro prezzi ribassati. Rimasi come pietrificato quando venni a sapere che a guidare il veicolo erano in sette e che nell’inchiesta erano coinvolti quattro uomini di legge.

Sara Luccarelli e Rosangela Semeraro (Studenti del Liceo Tito Livio di Martina Franca – Progetto Cosa Vostra)

 

 

 

 

 

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