13 Luglio 1980 Palermo. Ucciso Pietro Cerulli, agente di Custodia presso il carcere Ucciardone di Palermo.

Foto da: polizia-penitenziaria.it

Pietro Cerulli, Agente del Corpo degli Agenti di Custodia – nato a Miano (NA) il 26/05/1950 in servizio presso la Casa Circondariale di Palermo.
Il 13 luglio 1980, mentre rincasava alla guida della propria autovettura, veniva fatto segno di un attentato mortale commesso da appartenenti all’associazione criminale denominata Cosa Nostra. L’Agente è stato riconosciuto “Vittima del Dovere” ai sensi della Legge 466/1980.
A Pietro Cerulli, il Comune di Palermo ha intitolato la piazza antistante l’istituto penitenziario di Pagliarelli a Palermo.

nota di: polizia-penitenziaria.it

 

 

 

 

Articolo da L’Unità del 16 Luglio 1980
Ucciso un agente di custodia dell’Ucciardone
È onesto e la mafia gli manda tre killer
di Vincenzo Vasile
Tornava a casa dopo il suo turno – Aveva «disobbedito» ai padrini che spadroneggiano nel carcere palermitano

I volti segnati dal dolore e dalla rabbia, cento agenti di custodia del carcere palermitano dell’Ucciardone hanno rivolto ieri mattina l’ultimo saluto (presenti, nella piccola chiesa di Santa Lucia di fronte alla grande casa penale, i familiari e le autorità) ad un ragazzo del Sud di cui i giornali parleranno forse poco e superficialmente.

Pietro Cerulli, trent’anni, sposato e padre di un figlio di tre anni, che dal balcone di casa l’ha visto morire, l’hanno ucciso in tre, con due pistole caricate di pallottole per la caccia grossa è un fucile a canne mozze; nella notte tra domenica e lunedì. Stava tornando a casa, dopo essere smontato dal suo turno di guarda.

Appostati – accanto alla sua utilitaria, una Simca, i killer hanno sparato per uccidere, in un terribile fuoco incrociato.

La moglie, Raffaella Volpicelli, 27 anni, che è stata pietosamente tenuta all’oscuro della morte di Pietro per un giorno intero, ieri, ai funerali, piangeva senza più lacrime, chiedendosi: «perché?».
Sul delitto si staglia l’ombra oscura dell’antica fortezza borbonica, dove una inchiesta della magistratura ed un del ministero di Grazia e Giustizia hanno da tempo accertato che la mafia domina pressoché incontrastata, coinvolgendo, in un gioco di ricatti e minacce, il troppo esiguo corpo di guardie e financo le massime autorità carcerarie.

Pietro Cerulli nato a Miano, in provincia di Napoli, arruolatosi giovanissimo, nel corpo, a Palermo da otto anni, i primi cinque passati nel carcere giovanile di Malaspina, ha pagato, quasi certamente — è questa la pista su cui battono le prime indagini – a tale spietato atto di potere; il prezzo di una «disobbedienza». Insomma, voleva semplicemente fare il suo dovere. L’hanno punito per questo, lanciando sanguinosamente un terribile «avvertimento» anche agli altri.
Quel giorno era montato di guardia alle 16. Alle 23 il suo turno era terminato. Poi si era avviato verso la morte.

[…]
Nel cassettino del cruscotto hanno trovato una pistola dalla quale non si staccava mai, da quando – il primo dicembre di tre anni fa – il capo dell’ufficio matricola dell’Ucciardone, Attilio Bonincontro, era stato raggiunto da un commando di assassini che, si disse allora — erano stati spediti ad uccidere, proprio dai mafiosi superprivilegiati rinchiusi nel carcere.
De anni dopo, il 28 agosto del ’79, la stessa sorte era toccata al vice comandante delle guardie di custodia, Calogero Di Bona, sequestrato e scomparso una mattina nella borgata di Tommaso Natale.

 

 

 

Articolo da La Stampa del 16 Luglio 1980 
Agente di custodia all’Ucciardone è ucciso in un agguato sotto casa
La vittima fulminata con quattro rivoltellate mentre rientrava di notte
S’allunga la catena dei delitti maturati nel carcere di Palermo

All’Ucciardone c’è clima di paura, dopo l’assassinio, domenica, dell’agente di custodia Pietro Cerulli. Per ucciderlo l’hanno atteso a mezzanotte sotto casa, un alloggio popolare nel rione «Villa Tasca». Da una «131» sono stati esplosi parecchi colpi di rivoltella: il medico legale ha contato quattro proiettili, tutti con effetti mortali e sparati da due pistole diverse. L’automobile dei «killers» è stata rinvenuta abbandonata poco distante.

Non c’è un indizio, non si sospetta in modo particolare di qualcuno. «Sto vivendo un incubo che mi atterrisce», ha detto ieri mattina la vedova, Raffaella, 27 anni, durante la messa funebre nella chiesa di Santa Lucia davanti al carcere. La salma dell’agente dì custodia, più tardi, è stata avviata a Miano (Napoli) per essere sepolta nella tomba di famiglia.

Ma all’Ucciardone che cosa sta succedendo? Il brigadiere Attilio Bonincontro fu ucciso a rivoltellate il 1″ dicembre 1977: era considerato un «duro» e i detenuti non lo sopportavano. Il 6 agosto 1979 Antonio Angiulli, guardia di custodia, subì un pestaggio come mai ne erano accaduti nel carcere. Motivo? Ripicche, antipatie, piccole beghe tra Angiulli e un gruppo di reclusi.

Il 28 successivo fu rapito (e certamente è stato ucciso) il vicecomandante del corpo degli agenti carcerari, maresciallo Calogero Di Bona; tre giorni dopo fu accoltellato l’agente Giuseppe Scozzarello.

Dopo quell’agosto, la situazione all’Ucciardone sembrò tornare calma sia pure entro i limiti di una prigione vecchia e maltenuta dove i 750 detenuti vivono in condizioni non certo ideali. Settecentocinquanta detenuti: tra loro anche Leoluca Bagarella, luogotenente del capomafia Luciano Liggio, che però non dà confidenza agli altri e non è loquace. Pietro Cerulli era spesso di turno nell’ottava sezione dov’è rinchiuso Bagarella. Ma, probabilmente, è soltanto un coincidenza: in effetti nessuno tra gli investigatori ritiene che un uomo come Bagarella sia disposto a far uccidere un agente carcerario magari per uno sgarbo.

«La verità — commenta un avvocato che, per via della professione, frequenta l’Ucciardone —è un’altra: là dentro ci sono alcuni piccoli pesci e parecchi malandrini di scarso livello che cercano di farsi grandi soprattutto a spese dei giovani».

L’ultima volta che, prima di questo nuovo delitto, si era parlato dell’Ucciardone fu in gennaio quando il direttore dell’infermeria, il dottor Francesco Paolo Salmeri, venne sospeso dall’incarico e quattro medici che collaboravano con lui furono sottoposti a procedimenti disciplinari per presunti casi di favoritismi nei confronti di detenuti segnalati loro da «amici». a.r.

 

 

Fonte: penitenziaria.it
Articolo del 25 luglio 2018
Carcere di Trapani intitolato all’Agente di Custodia Pietro Cerulli, ucciso in un agguato mafioso il 13 luglio 1980
di trapanioggi.it

Da oggi la Casa Circondariale di Trapani è ufficialmente intitolata a Pietro Cerulli, agente di custodia in servizio al carcere palermitano dell’Ucciardone, ucciso in un agguato mafioso il 13 luglio 1980.

Campano di origine, Cerulli venne freddato nei pressi della sua abitazione a colpi di lupara e di pistola calibro 38.

L’Agente operava nell’ottava sezione dove erano reclusi i condannati per mafia e, fin da subito, fu chiaro che la sua esecuzione era una punizione per qualche “sgarro” nei confronti di qualche detenuto. Insomma, come accaduto in altri casi, tra cui quello dell’agente trapanese Giuseppe Montalto, Cerulli non si piegò ai voleri di qualcuno o venne a conoscenza di circostanze che dovevano restare nascosto, rispettando così in pieno le regole del suo lavoro.

Presenti alla cerimonia, stamane, le massime autorità cittadine civili e militari, il vescovo Pietro Maria Fragnelli, il segretario regionale Uilpa Polizia Penitenziaria Gioacchino Veneziano, rappresentanti dell’Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria e Gianfranco De Gesu, provveditore per la Sicilia dell’Amministrazione Penitenziaria.

Sia lui sia il direttore della Casa Circondariale, Renato Persico, hanno sottolineato il valore della intitolazione ad un – oggi si direbbe – poliziotto penitenziario caduto nell’adempimento del dovere. Un riconoscimento tributato ufficialmente a Pietro Cerulli ai sensi della legge 466/1980 e che, in qualche modo, pose rimedio all’indifferenza della società civile e dei rappresentanti delle Istituzioni in occasione della sua morte e dei suoi funerali. Erano anni in cui si respirava un clima diverso da quello attuale. “In quel periodo terribile – scrive il comandante di reparto della Polizia Penitenziaria Giuseppe Romano in un opuscolo realizzato e distribuito stamane ai presenti – che va dalla fine degli anni Settanta alla metà degli anni Ottanta, l’Ucciardone fu teatro di numerosi fatti di sangue: nel dicembre 1977 fu ucciso il brigadiere Attilio Bonincontro, nel 1979 l’agente Antonio Angiulli subì un pestaggio come mai ne erano accaduti in quel carcere”. Sempre nel 1979 venne rapito e mai più ritrovato il vice comandante del Corpo degli Agenti di custodia, il maresciallo Calogero Di Bona e accoltellato l’agente Giuseppe Scozzarello.

La Casa Circondariale di Trapani, che occupa un’area di oltre 90mila metri quadrati, fu inaugurata nel 1965 alla presenza dell’allora ministro di Grazia e Giustizia Oronzo Reale che, già in quell’occasione sottolineò come l’atteggiamento dello Stato verso i detenuti sia quello della loro redenzione e non solo quello della punizione. Un principio questo, e vale la pena ricordarlo con maggior forza in questi tempi, che non nasce daldi qualche “anima pietosa” che non ha di meglio da fare nella vita (e per chi crede, comunque, la misericordia è un valore fondamentale) ma che è incardinato nel dettato della nostra Carta Costituzionale.

 

 

 

Fonte: penitenziaria.it
Articolo del 13 luglio 2019
Agente di Custodia Pietro Cerulli in servizio all’Ucciardone, ucciso in un agguato mafioso il 13 luglio 1980

Pietro Cerulli era un Agente di Custodia, nato a Napoli il 26 maggio 1950 e ucciso a Palermo 13 luglio 1980 in un agguato mafioso.

Campano di origine, in servizio presso il carcere di Palermo dell’Ucciardone, Cerulli venne ucciso nei pressi della sua abitazione. Gli assassini hanno atteso la mezzanotte sotto casa, un alloggio popolare nel rione “Villa Tasca”. Da un’auto “131”, sono stati esplosi paredchi colpi di pistola: il medico legale ha contato quattro proiettili, tutti con effetti mortali e sparati da due pistole diverse.

L’Agente operava nell’ottava sezione dove erano reclusi i condannati per mafia tra cui Bagarella e fin da subito fu chiaro che la sua esecuzione era una punizione per qualche “sgarro” nei confronti di qualche detenuto. Le modalità dell’esecuzione e l’uso delle armi hanno ricondotto l’omicidio a un attentato di stampo mafioso.

L’Agente Cerulli è stato riconosciuto “Vittima del Dovere”.

Con Decreto del Capo del Dipartimento del 7 febbraio 2018 all’Agente Cerulli è intitolata la Casa Circondariale di Trapani.

Il carcere di Palermo Pagliarelli, intitolato ad “Antonio Lorusso”, ha come indirizzo “Piazza Pietro Cerulli, 1”.

 

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