8 Settembre 1959 Ciminna (PA). Ucciso in un agguato Clemente Bovi, Carabiniere scelto.

Foto da: assarca.com

Il giovane carabiniere Clemente Bovi, spostato e padre di una bambina di pochi mesi, stava rientrando, in auto con un amico, alla caserma di appartenenza, la Stazione di Caltabellotta.
“Improvvisamente il conducente frena bruscamente l’auto: al centro della carreggiata, sono apparsi alcuni massi che ostruiscono il passaggio, mentre, sul ciglio della strada, nota altre autovetture ferme. Un incidente, pensa, e rallenta. Ma appena il veicolo si ferma dal buio sbucano alcuni uomini armati che intimano ad entrambi di uscire dall’abitacolo e mettersi “faccia a terra”. Clemente Bovi finge dapprima di ubbidire, poi, impugnata la pistola, si lascia scivolare nella piccola scarpata che costeggia la strada. E da lì risponde al fuoco dei banditi presi alla sprovvista da quella inattesa manovra: sei colpi in direzione di quelle figure armate che si stagliano nello sfondo oscuro della notte. Si sente un grido, poi un altro: due rapinatori sono stati colpiti. Il carabiniere allora cerca con coraggiosa determinazione di riconquistare la strada per affrontare un terzo bandito. Ma da dietro si materializzano due uomini che aprono il fuoco colpendolo al fianco e alla schiena. L’uomo indietreggia poi cade riverso ai piedi della piccola scarpata, la faccia a contatto con la nuda terra, mentre dalle ferite il sangue sgorga copioso. “Sangue di eroe”, scriveranno tre anni dopo i giudici di Palermo. L’uomo che agonizza sul terreno di contrada “Case Moscato” alle porte di Corleone si chiama Clemente Bovi. È l’8 settembre dell’anno 1959.” (dal libro “Un eroe semplice, in memoria del carabiniere Clemente Bovi“)

 

 

Fonte: assarca.com
Articolo del 1 Settembre 2011
SICILIA: CIMINNA (PA) – Commemorazione 52° Anniversario omicidio del carabiniere scelto Clemente Bovi (M.O.V.M.)

Autorità militari ed esponenti delle istituzioni prenderanno parte alla cerimonia commemorativa del 52° anniversario della scomparsa del Carabiniere “Scelto” Clemente BOVI, insignito della Medaglia d`Oro al Valor Militare.

BOVI era stato assassinato l’8 settembre del 1959, nel tentativo di arrestare le scorribande delinquenziali di un gruppo di banditi in un conflitto a fuoco da nella zona di Corleone.

Alle ore 18:00 di domani 02 settembre 2011, a Ciminna in Piazza Umberto I, il Sindaco Giuseppe LEONE, alla presenza di una rappresentanza dell’Arma e di familiari del graduato, deporrà una corona d’alloro in memoria del caduto. A seguire ci sarà la presentazione del libro “UN EROE SEMPLICE” scritto da Alfonso LO CASCIO, Giuseppe CUSIMANO e Vito Andrea BOVI (figlio del decorato).

Il Carabiniere scelto Clemente BOVI apparteneva ad una numerosa famiglia di laboriosi operai ed ebbe due fratelli caduti nella seconda guerra mondiale.

Appena ventenne, si arruolò nella Legione Allievi Carabinieri e, nominato Carabiniere nel dicembre 1946, fu assegnato alla Legione di Milano.

Nel marzo 1949 venne trasferito alla Legione di Messina e due anni dopo a quella di Palermo, che lo destinò alla Stazione di Caltabellotta.

“La sera dell`8 settembre 1959, lasciata la moglie ed un figlioletto di pochi mesi, presso i propri parenti a Ciminna, mentre rientrava in caserma a bordo di un`autovettura condotta da un amico, attaccato da banditi nei pressi di “Case Moscato” sulla statale n. 118, a circa sei chilometri da Corleone, cadde vittima, in impari lotta, del suo senso del dovere.

Si riporta di seguito la motivazione della concessione della M.O.V.M. alla Memoria concessa dal Presidente della Repubblica – Ministero della Difesa – al Car. “S” a piedi Clemente Bovi in data 14.03.1961:

“Di ritorno in automezzo privato ed in abito civile, da un permesso fruito presso la propria famiglia, veniva fermato – a notte alta ed in aperta campagna – da sei malfattori i quali, come avevano già fatto con altre dieci persone da essi rapinate e trattenute, gli imponevano di scendere e di sdraiarsi bocconi. Pur sotto la minaccia delle armi spianate, si portava d’un balzo al si là della scarpata fiancheggiante la strada e con singolare ardimento, insigne coraggio e sprezzo del pericolo, estraeva la pistola d’ordinanza ed ingaggiava, da solo ed allo scoperto, violento conflitto a fuoco, nel corso del quale uccideva uno dei banditi e ne feriva probabilmente un altro, finché colpito al petto da una fucilata, si abbatteva esanime al suolo dopo aver volto in fuga i malviventi. Il suo eroico comportamento, luminoso esempio di elette virtù militari e di alto senso del dovere spinto al consapevole olocausto della vita in difesa delle leggi, suscitava l’incondizionata ammirazione di autorità e popolazioni. Corleone (PA), 8 settembre 1959”.

Giova ricordare inoltre che nel successivo procedimento penale la Corte d’Assise di Palermo – Sezione 2^ – in data 01.12.1962, dichiarava gli imputati GUARISCO Francesco, nato a Gibellina il 21.07.1924 e PIRRELLO Giuseppe, nato a Gibellina il 04.01.1925, colpevoli di omicidio aggravato ai danni del Car. “S” BOVI Clemente, condannandoli alla pena dell’ergastolo.

Il Carabiniere Scelto Clemente BOVI venne insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare con D.P.R. del 25 settembre 1960.

Comunicato stampa C.C. PALERMO

 

 

 

Articolo da LA STAMPA del 9 Settembre 1959
Tragica, imboscata in una strada in provincia di Palermo
Un carabiniere spara contro sette banditi ne uccide uno ed è freddato a colpi di lupara
I rapinatori avevano già fermato e depredato undici persone in auto • Sopraggiunge una 1100 con a bordo il milite in borghese – Egli spalanca la portiera, si getta nella scarpata e scarica la pistola sul gruppo – Trapassato da una decina di pallottole – Un altro bandito ferito – Vasta battuta con cani poliziotti ed elicotteri

Palermo, 8 settembre. Un nuovo gravissimo episodio di banditismo è avvenuto nelle prime ore del mattino a qualche chilometro da Corleone in provincia di Palermo: un gruppo di banditi, dopo avere rapinato undici automobilisti, ha fermato una macchina, sulla quale si trovava anche un carabiniere; questi, con coraggio incredibile, si è gettato fuori dall’auto, ha scaricato la pistola contro i delinquenti, uccidendone uno e ferendone un altro, ed è quindi caduto morto, trapassato da una decina di pallottole.
La sanguinosa aggressione è avvenuta poco dopo le 2 del mattino. Numerosi individui armati, sembra non meno di sette, avevano bloccato la strada con grosse pietre, in un punto in curva e in ripida salita. Quattro automobili, provenienti da Palermo e dirette ad Agrigento, venivano fermate a breve distanza l’una dall’altra dai banditi, che, il viso coperto da fazzoletti scuri, sotto la minaccia di fucili e pistole, costringevano i passeggeri a consegnare loro tutto quanto possedevano. Undici persone erano così depredate di orologi, denaro e oggetti preziosi, per un valore complessivo di mezzo milione di lire.
Quando già pareva che i malviventi stessero per dare la via libera alle quattro macchine, sopraggiungeva un’altra automobile. I banditi si disponevano ai lati della strada, in modo da avere la macchina sotto il fuoco dei fucili caricati a lupara, e intimavano l’alt. Dalla vettura discendevano alcune persone, fra le quali un carabiniere in borghese, Clemente Bovi, di 32 anni, il quale stava tornando a Caltabellotta per riprendere servizio.
Il milite era in permesso e tornava dal suo paese Ciminna, dove aveva trascorso la giornata con la moglie e la sua bimba di un anno, in occasione della festa patronale. All’intimazione di gettarsi a terra e consegnare tutto quanto possedeva, il carabiniere non seguiva l’esempio dei suoi amici e agiva di sorpresa, con sprezzo assoluto del pericolo. Egli usciva dall’auto estraeva la pistola d’ordinanza e, gettatosi nella breve scarpata sul lato destro della strada, apriva il fuoco contro i banditi, scaricando tutto il caricatore.
Due banditi, raggiunti dalle pallottole, si accasciavano. Ma nel frattempo anche il coraggioso carabiniere, sul quale si era diretto il fuoco incrociato degli assassini, era stato colpito. Prima che rotolasse al suolo uno dei malviventi gli puntava ancora il fucile a un fianco e lasciava partire una scarica.
Poi i banditi arretrarono continuando a sparare in direzione dell’auto dalla quale era disceso il carabiniere. Due  o tre si diressero verso la contrada Drago, mentre altri prendevano la direzione opposta. Entrambi i gruppetti trascinavano con sé un ferito.
sul posto giungevano poco dopo i carabinieri della stazione più vicina e alle prime luci dell’alba da Palermo il comandante della Legione e il questore assumevano la direzione delle indagini. Veniva subito effettuato un vasto rastrellamento nel corso del quale, molte ore dopo, verso le 14,30, alcuni carabinieri, seguendo tracce di sangue per circa due chilometri fra i campi di stoppia, rinvenivano il cadavere di un giovane sui 24 anni, privo di documenti. Prima di abbandonarlo, gli altri banditi gli avevano sottratto il portafoglio e ogni cosa.
Il corpo giaceva in un terreno arato di fresco, accanto al torrente Belice; un centinaio di metri prima i carabinieri avevano notato una larga macchia di sangue. E’ presumibile che il ferito sia stato trascinato dai compagni, i quali però, accortisi che le sue condizioni erano gravissime, abbiano giudicato pericoloso proseguire la fuga con lui. Lo lasciarono così morire in quel luogo. Il giovane, pure stanco e stremato, aveva probabilmente tentato di continuare la marcia, ma era perito per dissanguamento.
Un’altra pattuglia di carabinieri notava sulla parte sinistra della strada una lunga striscia di sangue che ad un certo punto finiva; si trattava del sangue lasciato dall’altro malvivente ferito. Non è escluso che anch’egli sia stato abbandonato morente dai complici.
Le ricerche continuano con l’impiego di cani poliziotti e di alcuni elicotteri. Tutta la zona, campagne, casolari, villaggi, paesi, è stata battuta a palmo a palmo dalle forze di polizia.
La saima del giovane carabiniere è stata oomposta nella stazione di Corleone. I funerali si svolgeranno domani mattina. f.d.

 

 

 

Articolo da L’Unità del 9 Settembre 1959
Un carabiniere assassinato in un conflitto a fuoco ingaggiato con 4 banditi nei pressi di Corleone
di Federico Farkas
Anche uno degli aggressori ucciso – I malviventi avevano già rapinato altri automobilisti in transito – Il milite non ha esitato ad affrontare i briganti – Una vasta battuta in corso.

PALERMO, 8. Un carabiniere è stato assassinato da una banda di rapinatori contro i quali egli aveva reagito, nel corso di un drammatico agguato, estraendo la propria pistola di ordinanza e sparando tutti i proiettili del caricatore.
Prima di essere fulminato da una scarica «a lupara» sparatagli da distanza ravvicinata, l’eroico militare è riuscito a ferite mortalmente uno dei banditi, il cui cadavere è stato rinvenuto nella mattinata di oggi durante un rastrellamento nelle campagne.
Il gravissimo episodio di delinquenza, che testimonia del persistente stato di insicurezza che regna in vasta parte dell’isola, è avvenuto verso le una del mattino a circa 6 km. dall’abitato di Corleone, sulla strada statale 118, per Agrigento, in località «Case Moscato».
I banditi si erano appostati ai bordi della strada che avevano preventivamente ostruito con grossi massi e con un paracarro. Verso le 0,30 una prima macchina, una «1100», a bordo della quale transitava un possidente di Lucca Sicula (Agrigento), il cav. Vito Cascio, era costretta ad arrestarsi davanti all’improvvisato posto di blocco.
Il possidente e il suo autista, sotto la minaccia delle armi spianate, venivano costretti da due individui a scendere a terra e a consegnare denaro e orologi. Il cav. Cascio deponeva nelle mani dei banditi anche la pistola di cui era munito.
Ai primi aggressori se ne aggiungevano altri due sbucati dall’oscurità e i quattro, dopo un breve conciliabolo, decidevano di far attendere le loro vittime all’interno della vettura. I banditi, tenendo di mira i rapinati, tornavano ad appostarsi ai bordi dello stradale. La loro attesa non doveva essere lunga: dopo circa sette minuti nello stesso blocco incappava un camion. I rapinatori lo circondavano e facevano discendere le quattro persone che vi si trovavano a bordo e, dopo averle depredate, intimavano loro di restare in attesa senza fare il minimo movimento. Analoga sorte toccava, di li a poco, a tre passeggeri di un’autovettura, costretti ad arrestarsi bruscamente davanti alla fila di massi che ostruivano la strada. Anzi l’autista di questa vettura, il ventenne Giovanni Caviglia da Corleone, dopo essere stato costretto a stendersi bocconi sull’asfalto e a sottoporsi ad una accurata perquisizione, veniva colpito con calci e pugni dai malfattori, resi furenti dal fatto che il ragazzo non aveva in tasca neppure uno spicciolo.
Inutili risultavano le suppliche dei rapinati affinché fosse loto consentito di proseguire dopo essere stati depredati di ogni avere: i banditi facevano chiaramente intendere di essere pronti ad aprire il fuoco su chiunque avesse fatto un qualsiasi movimento.
Frattanto sopraggiungeva un quarto automezzo: una «1100» grigia pilotata dal sarto Pellegrino Raia, di 26 anni, il quale, comprendendo subito la situazione, dopo aver bloccato la macchina, ne discendeva tempestivamente e si gettava al suolo. Sulla «1100» si trovava però anche un amico del Raia, il carabiniere Clemente Bovi di 32 anni il quale, fruendo di un breve permesso, aveva trascorso una giornata di festa a Ciminna, insieme con i parenti, con la moglie Concetta Peri e con la figlioletta di un anno.
Il militare, che pur essendo in abiti borghesi teneva con sé la pistola di ordinanza, aveva approfittato di un passaggio in macchina offertogli dall’amico Raia per riprendere il proprio servizio presso la stazione dei carabinieri di Caltabellotta in provincia di Agrigento.
Con sprezzo assoluto del pericolo il carabiniere, anziché sottostare alle intimazioni dei banditi, impugnata la pistola, balzava giù dall’automobile, si gettava per la bassa scarpata che costeggia lo stradale e cominciava a sparare contro le sagome dei rapinatori tutti ì proiettili contenuti ne caricatore dell’arma. Solo
due colpi, probabilmente, andavano a segno, ferendo altrettanti banditi. Costoro reagivano immediatamente, incrociando il fuoco delle loro armi sul valoroso carabiniere il quale, raggiunto al torace, restava fulminato.
I banditi dopo aver sparato  ancora alcuni colpi di fucile e di pistola verso le macchine parcheggiate, ripiegavano rapidamente perdendosi nell’oscurità della notte. Sembra che essi si siano diretti verso zone diverse, due o tre verso la contrada Drago, sulla destra dello stradale, e altri verso «Case Moscato» trascinandosi i feriti.
Disfatti per la paurosa esperienza vissuta, i rapinati, dopo avere tentato di prestare soccorso al carabiniere ormai privo di vita, raggiungevano rapidamente la caserma dei carabinieri di Corleone dando l’allarme e denunciando la rapina patita.
Mentre venivano disposte immediate battute in tutto il territorio, per via radio si provvedeva ad avvertire i comandi superiori di Palermo.
In nottata si rtecavano quindi sul posto il questore di Palermo, dottor Iacovacci, il colonnello Iavarone, comandante la legione dei Carabinieri, numerosi alti ufficiali, il capo della mobile palermitana dottor Gambino, e duecento carabinieri del 12° battaglione mobile.
Quando già cominciava ad albeggiare era quindi in corso un nuovo ampio rastrellamento al quale partecipava anche un elicottero.
Le battute si spingevano fino ai comuni di S. Giuseppe Jato e a Roccamena e portavano al fermo di una cinquantina di persone la maggior parte delle quali venivano rilasciate in serata.
Verso mezzogiorno, a 5 km. dal luogo del sanguinoso conflitto, in una macchianei pressi del torrente Belice, una pattuglia di carabinieri veniva guidata da alcuni cani poliziotti fino al cadavere di un giovane della apparente età di 25 anni ancora non identificato in quanto privo di qualsiasi documento di riconoscimento.
Si tratta con tutta probabilità di uno dei rapinatori raggiunto dal piombo del carabiniere Bovi.
Il gravissimo episodio di questa notte ha suscitato nella opinione pubblica una enorme ondata di commozione alimentando gli allarmi e le preoccupazioni che la ripresa in grande stile dell’attività criminale ha destato in questo ultimo periodo.

 

 

 

 

Clemente Bovi
Foto da: cittanuovecorleone1.blogspot.it

Articolo del 3 Settembre 2011 da  cittanuovecorleone1.blogspot.it
Clemente Bovi, un eroe semplice

Titolo: Un eroe semplice, in memoria del carabiniere Clemente Bovi
Autori: Alfonso Lo Cascio, Giuseppe Cusmano, Vito Andrea Bovi
Casa editrice:  Arianna – pagg. 144 con foto b/n e colori

Il libro è il racconto di un giovane carabiniere, Clemente Bovi, ucciso alle porte di Corleone nel settembre del 1959 durante una rapina. Il lavoro ne ripercorre i vari momenti: dal vero e proprio agguato nella notte, con il gesto eroico del militare colpito alle spalle da due scariche di lupara, alla ricerca degli assassini da parte delle forze di polizia e dei carabinieri, fino alla scoperta di una vera e propria associazione a delinquere composta da banditi, tutti di Gibellina, specializzati in quella forma di rapina cosiddetta “a passo”. Durante il successivo processo saranno accusati di circa otto azioni criminose consumate negli ultimi tre anni nel triangolo compreso tra le provincie di Palermo, Trapani e Agrigento. Poi le varie fasi del dibattimento che si svolge davanti la Corte di Assise di Palermo dove verrà scritta una bella pagina di storia giudiziaria siciliana. Ed infine il processo di Bari, tribunale in cui viene trasferito per legittima suspicione, con la sua tragica e discutibile conclusione. Sullo sfondo gli ultimi bagliori del banditismo siciliano ormai alla fine della parabola criminale, e di una magistratura giudicante, chiamata in quegli anni a decidere su gravi fatti di sangue, spesso più attenta al formalismo che alla reale ricerca della verità. Il libro fornisce uno spaccato dell’isola tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, di quel lungo ed interminabile dopoguerra. Un lavoro dedicato ai tanti carabinieri, spesso sconosciuti, che hanno sacrificato la loro vita in terra di Sicilia, affinché la legalità e la giustizia non soccombessero alla barbarie criminale.

Una macchina percorre veloce la statale 118 in direzione di Corleone, il paese dell’entroterra tristemente noto per essere un centro ad alta densità mafiosa. Ma non è la destinazione finale. I due individui a bordo della Fiat 1100 grigia hanno appena attraversato il bosco della Ficuzza: un’oasi verdeggiante e intricata di giorno, che la notte si tinge di un nero intenso, impenetrabile. Ma l’uomo accanto al guidatore sembra non curarsene, mentre sistema meglio la pistola d’ordinanza che aveva conservato all’interno del cruscotto. Anche se non indossa la divisa è un carabiniere. Classe 1926.

Improvvisamente il conducente frena bruscamente l’auto: al centro della carreggiata, sono apparsi alcuni massi che ostruiscono il passaggio, mentre, sul ciglio della strada, nota altre autovetture ferme. Un incidente, pensa, e rallenta. Ma appena il veicolo si ferma dal buio sbucano alcuni uomini armati che intimano ad entrambi di uscire dall’abitacolo e mettersi “faccia a terra”. Il militare finge dapprima di ubbidire, poi, impugnata la pistola, si lascia scivolare nella piccola scarpata che costeggia la strada. E da lì risponde al fuoco dei banditi presi alla sprovvista da quella inattesa manovra: sei colpi in direzione di quelle figure armate che si stagliano nello sfondo oscuro della notte. Si sente un grido, poi un altro: due rapinatori sono stati colpiti. Il carabiniere allora cerca con coraggiosa determinazione di riconquistare la strada per affrontare un terzo bandito. Ma da dietro si materializzano due uomini che aprono il fuoco colpendolo al fianco e alla schiena. L’uomo indietreggia poi cade riverso ai piedi della piccola scarpata, la faccia a contatto con la nuda terra, mentre dalle ferite il sangue sgorga copioso. “Sangue di eroe”, scriveranno tre anni dopo i giudici di Palermo. L’uomo che agonizza sul terreno di contrada “Case Moscato” alle porte di Corleone si chiama Clemente Bovi. È l’8 settembre dell’anno 1959.

 

 

 

 

Fonte: agoraciminna.it
Articolo del 8 settembre 2013
Clemente Bovi: Medaglia d’oro al valor militare alla memoria

“Di ritorno, in automezzo privato ed in abito civile, da un permesso fruito presso la propria famiglia, veniva fermato, a notte alta ed in aperta campagna, da sei malfattori i quali, come avevano già fatto con altre dieci persone da essi rapinate e trattenuti, gli imponevano di scendere e di sdraiarsi bocconi. Pur sotto la minaccia delle armi spianate, si portava d’un balzo al di là della scarpata fiancheggiante la strada e con singolare ardimento, insigne coraggio e sprezzo del pericolo, estraeva la pistola d’ordinanza ed ingaggiava, da solo e allo scoperto, violento conflitto a fuoco, nel corso del quale uccideva uno dei banditi e ne feriva probabilmente un altro, finché, colpito al petto da una fucilata, si abbatteva esanime al suolo dopo aver volto in fuga i malviventi. Il suo eroico comportamento, luminoso esempio di elette virtù militari e di alto senso del dovere spinto sino al consapevole olocausto della vita in difesa delle leggi, suscitava l’incondizionata ammirazione di autorità e popolazioni.” Corleone (PA), 8 settembre 1959

Il ricordo del figlio Vito Andrea Bovi

Mio padre aveva 32 anni quando fu ucciso l’8 settembre 1959, a pochi chilometri da Corleone. Prestava servizio come carabiniere scelto alla stazione di Caltabellotta, in provincia di Agrigento.

Io avevo appena due mesi quando rimasi orfano. Stava ritornando in servizio, quando si imbatté in alcuni malviventi intenti a derubare i passanti invece nacque uno scontro a fuoco. Mio padre, prima di cadere a terra esanime, era riuscito ad uccidere un componente della banda e a ferirne un altro.

Quella sera di oltre cinquanta anni fa, mio padre stava in macchina lungo la strada statale 118, in contrada «Bicchinello», a cinque chilometri da Corleone, quando fu fermato da alcuni banditi. Erano appostati accanto alle «Case Moscato» e già tenevano sdraiati per terra dieci passanti, che stavano derubando di ogni loro avere. Evidentemente, era loro intenzione rapinare pure lui. Infatti lo costrinsero a scendere immediatamente dalla macchina e a sdraiarsi per terra. Ma mio padre, pur sotto la minaccia delle armi, si lanciò con un balzo al di là della scarpata che fiancheggiava la strada, e, con grande coraggio e pure cosciente del pericolo, da solo e allo scoperto estrasse la sua pistola d’ordinanza, scatenando un violento conflitto a fuoco, nel corso del quale riuscì ad uccidere uno dei banditi e a ferirne probabilmente un altro. Poi, colpito in pieno petto da una fucilata, si abbatté per terra esanime, mentre i malviventi si davano ad una fuga precipitosa.

Chi era Clemente Bovi? Nacque a Ciminna, un paesino in provincia di Palermo, nel 1927. I genitori furono Clemente Bovi (il mio stesso nome) e Domenica Peri, entrambi di Ciminna. La sua era una famiglia numerosa composta da sei fratelli, tutti onesti lavoratori. Due di loro caddero nella seconda guerra mondiale. Ad appena vent’anni, Clemente si arruolò nella Legione allievi. Nel dicembre 1946, nominato carabiniere, fu assegnato alla legione di Milano. Nel marzo 1949 venne trasferito alla legione di Messina e, due anni dopo, nel 1951, a quella di Palermo, che lo destinò alla stazione di Caltabellotta, in provincia di Agrigento. Si era sposato con Maria Peri, che è morta il 26 giugno 1965, da cui nacque un solo figlio: Vito Andrea. La sera dell’8 settembre 1959, lasciata la moglie e il piccolo figlioletto dai suoi parenti a Ciminna, stava rientrando in caserma a bordo di un’autovettura, quando fu attaccato da un gruppo di banditi e ucciso.

Alfonso Lo Cascio che poi ne curò la biografia ebbe a dire: «Sicuramente Clemente Bovi fu una persona generosa, che aveva un grande senso del dovere e che sparò perché ritenne che questo fosse il suo compito di tutore dell’ordine».

Non è del tutto chiaro quel che avvenne la sera di quell’8 settembre 1959 presso le «Case Moscato» a Corleone. Ed è ancora meno chiaro perché successe. Gli inquirenti, aiutati dalle testimonianze «a singhiozzo» di alcune delle dieci persone che sono state rapinate, riuscirono ad arrestare sei banditi. Sugli interrogativi ancora esistenti ho scritto un libro dedicato a mio padre. S’intitola «Un eroe semplice». Per quel delitto il processo di primo grado si svolse a Palermo nel 1962 e si concluse con condanne esemplari nei confronti di tutti gli accusati rinviati a giudizio (quattro erano stati assolti per insufficienza di prove in fase istruttoria). Né le indagini, né il processo evidenziarono però un ruolo della mafia di Corleone.

Addirittura, nessuno si pose il problema. Stranamente, il processo di appello si svolse a Bari dove con sentenza del 28 ottobre 1966, gli imputati vennero tutti assolti per non aver commesso il fatto. Ma in questa sede mi preme parlare di mio padre e di ciò che rappresenta per me.

La figura di mio padre, si colloca, per esempio e coraggio, tra gli eroi divenuti tali non per mero caso, ma per scelta consapevole di fare fino il fondo il proprio dovere, un dovere imposto dal giuramento prestato. Ho letto in qualche testo che il senso del dovere può diventare “un’orribile malattia”; ciò si verifica quando viene vissuto e considerato come qualcosa di imposto dall’esterno, che non riconosciamo come nostro e nel quale non ci riconosciamo. Io penso, invece, che in mio padre il senso del dovere avesse a che fare con la volontà, era vissuto come qualcosa di radicato nella sua essenza più profonda. Ho idea che per mio padre fare il proprio dovere coincideva con qualcosa di piacevole, gli consentiva di sentirsi bene, di stare bene con se stesso e meglio con gli altri. Mio padre, come ho detto, non è stato eroe per caso, fu eroe per scelta: la scelta di essere carabiniere fino in fondo, di non cedere alla prevaricazione, di non consentire ad alcuno di sopraffare la legge e la libertà. Fu un gesto eroico diventato noto per la sua tragica fine che si inserisce in una eroica quotidiana abitudine dei Carabinieri a fare il loro dovere. I Carabinieri sono anonimi. Si riconoscono solo quando uno di essi è ucciso da un pazzo o da un delinquente. Non nascondo che, in qualche momento di difficoltà e scoramento, ho pensato che avrei potuto fare a meno degli onori in cambio della presenza di mio padre, del suo affetto, del suo sostegno, del suo consiglio e persino dei suoi rimbrotti. Ma poi mi accorgo che questa umana, comprensibile, e persino egoistica debolezza lui non l’apprezzerebbe. Ricordare mio padre in è motivo di particolare orgoglio perché ciò conferma che il suo sacrificio è esemplare dimostrazione dell’alto senso del dovere che anima gli appartenenti alla Benemerita. Lo stesso moto di orgoglio che mi provocò la notizia che l’Arma, nel 1996, aveva intitolato un corso della Scuola Allievi di Benevento con il nome di mio padre, il 184° Corso Allievi Carabinieri “Clemente Bovi”.

Per me è un privilegio poter scrivere queste parole per ricordare la semplice e nobile figura di mio padre perché oltre ad essere un carabiniere era anche un uomo che con la sua forza e le sue debolezze ha voluto, col il suo gesto, lasciare ai posteri i veri valori e qui voglio ricordare una frase di Paolo Borsellino che dice: “E’ bello morire per ciò in cui si crede. Ma chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Sono le parole di un uomo che ha dedicato e sacrificato l’intera vita allo Stato di diritto. Mio padre apparteneva al novero di questi uomini generosi, che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo ed avanzato dove altri hanno esitano, animato da questo senso di abnegazione così avvertito in tanti rappresentanti dell’Arma. Desidero concludere questo breve intervento con le parole che vorrei il mio papà potesse leggere.

Caro papà,

sono passati più cinquant’anni da quel fatidico giorno e sei sempre nei miei pensieri, come se ogni giorno comunicassimo in muto silenzio. Quasi non mi sembra vero che da alcune semplici conversazioni con amici oggi sia nato un libro che racconta la tua vita e ho sentito subito che si sarebbe trasformato in un atto d’amore verso di te. Il lavoro ti portava ad essere lontano da casa, ti soffocavano le varie situazioni e quando cercavi un po’ di riposo ti rifugiavi nel tuo paese natio, Ciminna, tra le persone che ti amavano e con le quali condividevi le tue gioie, le tue paure, i tuoi dolori. Poi, quel viaggio triste ha interrotto nel più atroce dei modi la tua vita. E così sono stato io il “tuo tempo”, tuo figlio, che ha trovato la forza di realizzare e portare avanti i tuoi ideali e i tuoi valori di carabiniere perché ho scelto di percorrere la tua stessa strada per un periodo della mia vita. Chi entra nella Stazione dei Carabinieri di Ciminna, chi guarda il muro della Torre Civica, chi entra al cimitero comunale o percorre una via del paese, si accorge di un nome, una lapide e un busto, quello tuo, Clemente Bovi, M.O.V.M.. Molti guardano di sfuggita, altri indugiano talvolta senza comprendere il significato di quella sigla, ma tutti, certamente, intuiscono che si tratta di un uomo che ha fatto qualcosa di importante. I ritmi a volte frenetici della vita e del lavoro ci permettono infatti sempre meno di soffermarci a riflettere, o semplicemente di chiedersi: “ma chi era Clemente Bovi e cosa ha fatto per meritare l’onore del ricordo?”. E’ la storia di una persona semplice ed umile che, di fronte alle sue prime scelte di vita, ha deciso di diventare carabiniere, servitore dello Stato, ha saputo farsi apprezzare, stimare ed amare, servendo l’Arma ha acquisito coscienza ed ha diffuso coscienza, ha tratto esempio e a sua volta ha dato esempio, morendo da eroe. Per tutti coloro che sono “venuti dopo”, è importante non solo onorare la tua memoria, ma anche e soprattutto saper leggere nella tua vicenda cosa significa la responsabilità, la lealtà, la coerenza e l’amore per le cose in cui si crede. Padre mio, voglio dirti che sono orgoglioso di essere quello che sono, perché ho avuto la grande fortuna di avere un genitore come te, dal quale ho imparato tanto grazie alle parole e ai racconti di persone a te care. Neanche nel momento della tua morte hai voluto dare fastidio, te la sei sbrigato da solo e a modo tuo, mi hai lasciato all’improvviso quando avevo solo pochi mesi di vita. E’ assordante la tua mancanza, ma la tua anima resterà sempre dentro di me, perché tu fai parte di me. Crescendo mi rendevo conto che non c’era la tua presenza e tante gioie che desideravo nel mio cuore si spegnevano. Ma oggi che sono padre il sorriso per la vita è tornato un po’ più gioioso sulle mie labbra e cerco di vivere serenamente perché so che mi stai vicino a modo tuo. I genitori si augurano di lasciare in eredità ai propri figli denaro e beni materiali, certo può far comodo, perché negarlo, ma posso affermare che non esiste qualcosa al mondo di più grande, più immenso, più meraviglioso e completo dell’amore tra un padre e un figlio, un amore universale. Non posso spiegare con le parole ciò che si prova a non averti accanto ogni giorno, a non poter sentire la tua voce, a non potermi confidare con te, a non poter condividere con te i progressi e le problematiche della mia vita. Voglio immaginarti sorridere, voglio pensarti felice lì dove adesso sei, voglio farti ricordare sempre con qualsiasi mezzo per il tuo gesto eroico e per essere stato un persona speciale dentro e con le persone che ti stavo accanto. Voglio portare la tua dolcezza e il tuo sorriso nel mio cuore per sempre e se solo potessi parlarti un solo istante ti direi grazie per avermi dato la vita, e ti direi che sono fiero di avere un padre come te.

Vito Andrea Bovi

8 settembre 2013

 

 

 

Fonte: palermotoday.it
Articolo dell’8 settembre 2017
Quel carabiniere morto in uno scontro a fuoco: Clemente Bovi, eroe senza tempo
Fermato da alcuni banditi mentre era in auto a pochi chilometri da Corleone, da solo sfidò 6 malviventi: prima di cadere a terra esanime riuscì a uccidere un componente della gang e a ferirne un altro. Era l’8 settembre del 1959, 58 anni fa esatti

Fu assassinato l’8 settembre del 1959 nel tentativo di arrestare le scorribande di un gruppo di banditi in un conflitto a fuoco da nella zona di Corleone. Ricorre oggi il cinquattontesimo anniversario della scomparsa del carabiniere “scelto” Clemente Bovi, insignito della Medaglia d’Oro al valor militare. Bovi aveva 32 anni.

“Clemente Bovi – raccontano dall’Arma – apparteneva ad una famiglia numerosa di operai laboriosi ed ebbe due fratelli caduti nella seconda guerra mondiale. Appena ventenne, si arruolò nella legione allievi carabinieri e nominato carabiniere nel dicembre 1946, fu assegnato alla legione di Milano. Nel marzo 1949 venne trasferito alla legione di Messina e due anni dopo a quella di Palermo, che lo destinò alla stazione di Caltabellotta”.

La sera dell’8 settembre 1959, lasciata la moglie ed un figlioletto di pochi mesi, dai propri parenti a Ciminna, mentre rientrava in caserma a bordo di un’autovettura condotta da un amico, venne attaccato nei pressi di “case Moscato” sulla statale 118, a circa sei chilometri da Corleone. Ecco la versione raccontata dai carabinieri: “Bovi era di ritorno con un automezzo privato e in abito civile, da un permesso. E’ stato fermato in piena notte ed in aperta campagna, da sei malviventi i quali, come avevano già fatto con altre dieci persone da essi rapinate e trattenuti, gli hanno imposto di scendere e di sdraiarsi. Pur sotto la minaccia delle armi spianate, Bovi con un balzo si è portato al di là della scarpata fiancheggiante la strada e con grande coraggio e sprezzo del pericolo, ha estratto la pistola d’ordinanza ingaggiando da solo e allo scoperto, un violento conflitto a fuoco nel corso del quale ha ucciso uno dei banditi e ne feriva ha probabilmente un altro, finché, colpito al petto da una fucilata, si è abbattuto esanime al suolo”. Bovi venne insignito con la Medaglia d’Oro al valor militare con il 25 settembre 1960”.

Alle 9 all’interno del cimitero comunale di Ciminna alla presenza del comandante del gruppo dei carabinieri di Palermo, il colonnello Marco Guerrini, del sindaco di Ciminna Vito Barone, di una rappresentanza dell’Arma e del figlio della vittima, Vito Andrea, è stato deposto un mazzo di fiori sulla tomba del decorato con la partecipazione del parroco Don Filippo Sarullo per un momento di preghiera. A seguire in piazza Umberto I è stata deposta una corona d’alloro sulla lapide in memoria del caduto.

 

 

 

lEGGERE ANCHE: mafie.blogautore.repubblica.it
Articolo del 19 ottobre 2020
Clemente Bovi, morte di un carabiniere
di Ludovica Mazza

 

 

 

 

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *