9 Dicembre 2003 Napoli. Claudio Taglialatela, studente di 22 anni, resta ucciso durante un tentativo di rapina

Foto da:  youtu.be

Claudio Taglialatela, studente universitario di Portici, viene ucciso durante una rapina in via Seggio del Popolo, nei pressi della centralissima via Duomo. Claudio quella sera era in auto e attendeva che un suo amico uscisse dal portone di casa. Mentre aspetta, con il cellulare avverte l’amico che avrebbe fatto il giro dell’isolato. Due tipi sospetti, a bordo di scooter, avevano infatti preso a tenerlo d’occhio. Proprio la scelta di muoversi induce i rapinatori all’azione, i criminali tentano di fermare Claudio esplodendo un colpo in direzione della sua auto. Quel proiettile gli sarà fatale e Claudio verrà ritrovato accasciato sul sediolino con il torace perforato. Il presunto killer, Arturo Raia, trent’anni, viene fermato pochi giorni dopo il delitto. L’uomo, rinchiuso a Poggioreale in stato di fermo, si toglie la vita due giorni dopo l’arresto, prima di essere interrogato dal magistrato per la convalida del fermo, nel gennaio del 2004. Il padre di Claudio, Giuseppe, alla notizia della morte del presunto assassino di suo figlio ha affermato: “Il calvario continua…”. Un calvario non solo di un genitore, ma della nostra città e dell’intera società in cui viviamo.
Nel maggio 2007, interamente a spese della famiglia Taglialatela, è stata scoperta una targa commemorativa in piazza Nicola Amore a Napoli. Da anni il liceo “Quinto Orazio Flacco” di Portici, scuola dove insegna la madre di Claudio, organizza annualmente il torneo di pallavolo “Trofeo Taglialatela”. A giugno 2011, il sindaco di Portici Vincenzo Cuomo ha assunto un familiare di Claudio a tempo indeterminato nell’organico del Comune. Ciò è avvenuto in maniera conforme alla legge che prevede il collocamento obbligatorio dei familiari di vittime innocenti della criminalità, del terrorismo e del dovere.
Fonte: fondazionepolis.regione.campania.it

 

 

 

 

 

Foto da Chi l’ha visto.Rai.it

Articolo da Chi l’ha visto.Rai.it
Claudio Taglialatela
Edizione:2003/2004 – Data messa in onda:19/12/2003

Il 9 dicembre scorso Claudio Taglialatela, ventiduenne universitario, è stato ucciso a Napoli, in via Seggio del Popolo, nei pressi della centralissima via Duomo. Il giovane stava aspettando in macchina un amico. Quest’ultimo ha riferito che Claudio Taglialatela lo aveva chiamato dicendogli di scendere in fretta, perché c’erano delle brutte facce proprio lì intorno. Quando l’amico è sceso non ha visto l’auto e ha notato una certa confusione in fondo alla strada, su corso Umberto: l’auto di Taglialatela era andata contro un semaforo e lui era riverso sul sedile anteriore. Quando lo hanno soccorso hanno pensato ad un incidente, poi si sono accorti che un proiettile gli aveva perforato il torace.
Il padre Giuseppe, ha detto: “Non contavamo di avere vicine le istituzioni in questo immane dolore. Bastava anche un semplice telegramma. Non volevamo testimonianze di solidarietà del momento, vogliamo solo che lo Stato sia capace di garantire a tutti una vita normale e tranquilla, all’ombra della giustizia e della legalità. Facciamo in modo che eventi simili non debbano più accadere. Facciamo in modo che Napoli, oltre a essere bella esternamente, sia più vivibile. Facciamo in modo che si possano recuperare i valori della vita e della morte. Facciamo in modo che, come già è successo con Gigi e Paolo nell’agosto del 2000, non vada tutto nel dimenticatoio, passato il terribile momento. Il terrore, lo sgomento e la paura che abbiamo letto negli occhi dei tanti ragazzi che sono accorsi attorno a Caludio ci preoccupano e ci rendono ancora più tristi. Vogliamo esprimere infine un solo ringraziamento ai Carabinieri e a tutte le forze dell’ordine che tenacemente si stanno battendo”.

Il presidente della Provincia di Napoli, Amato Lamberti, docente universitario e direttore dell’osservatorio sulla Camorra e sul crimine organizzato, ha commentato: “Questi sono sicuramente giovani. Diciamo manovalanza della Camorra, perché chi gira armato è sicuramente un criminale di professione che magari esercita abitualmente rapine o altri tipi di attività, tipo quelle estorsive. Purtroppo in città ce ne sono tanti di giovani di questo tipo, come ci sono anche giovani che non sono ancora entrati nell’orbita della Camorra ma sono ai margini, senza cultura, violenti, che pensano di poter raggiungere dei risultati attraverso l’esercizio della violenza, anche la più efferata. La loro reazione è sempre spropositata rispetto all’obiettivo, perché se uno pensa al fatto che una persona ammazza e quindi corre il rischio di prendersi trent’anni di galera per un telefonino o per un’automobile, capisce che ci troviamo di fronte a persone che sono delinquenti dentro e che vedono la vita come una lotta, una specie di giungla dove vince il più forte, il più violento, quello più armato, ma che non hanno nessuna capacità di razionalizzare anche le cose che fanno. E’ questo il problema vero, perché sono i soggetti più pericolosi e incontrarli in città può significare non tornare più a casa”.

L’avvocato Alfredo Avella, padre di Paolo Avella, morto il 5 aprile di quest’anno per difendere il suo motorino, ha aggiunto: “Io mi collego anche a quello che diceva il presidente. Questa professionalità di questi criminali, che io chiamo spavalderia, arroganza, a mio modesto avviso viene fuori anche da questo eccessivo garantismo che c’è in tutto l’apparato normativo. Questo garantismo sfrenato che quasi ci fa pensare che lo Stato voglia tutelare, voglia aiutare questi delinquenti dimenticando l’altra componente di questa situazione che sono le vittime. Le vittime sono dimenticate. Vuol dire che, purtroppo, dovremo salutarci come già feci qualche mese fa in una precedente intervista dicendo arrivederci alla prossima vittima innocente”.

A Napoli è in atto da alcuni mesi un’operazione chiamata ‘Alto Impatto’. Marco De Marco, direttore de “Il Corriere del Mezzogiorno” ha spiegato di cosa si tratta: “Nell’estate scorsa il ministro Pisanu, sorprendendo un po’ tutti, decise di inviare a Napoli e in Campania 1500 uomini: Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia. Mille e cinquecento uomini dei reparti speciali. Li mandò a Napoli e a Caserta per controllare il territorio. L’idea interessante è stata quella di mandare i reparti speciali, perché erano uomini pronti ad intervenire e quindi si accelerava di molto ogni intervento. La città, Napoli in particolare, è stata sottoposta ad un controllo a tappeto. Ognuno di noi vedeva, quando camminava per la città, queste macchine dei Carabinieri, della Polizia e della Guardia di Finanza con le Teste di Cuoio. Tutti ci siamo sentiti molto più tranquilli. Dopo l’estate, il ministro Pisanu ha dovuto ritirare una parte di queste forze e ne ha lasciati cinquecento. La scena è un po’ cambiata ovviamente, i controlli sono meno a tappeto. E’ rimasto ancora un segnale positivo, ora dobbiamo decidere se si va avanti. Se invece i cinquecento dovessero diventare duecentocinquanta, i controlli ancora più rari, per Napoli si perderebbe un’occasione storica”.

 

 

 

 

Foto del Corriere della Sera del 9 Dicembre 2003

Articolo del Corriere della Sera del 9 Dicembre 2003
Napoli, omicidio in diretta sul telefonino

La vittima aveva 22 anni ed era uno studente universitario – Due rapinatori in motorino lo uccidono con un colpo di pistola

NAPOLI – Un ragazzo di 22 anni è stato ucciso durante una rapina mentre parlava al cellulare con un amico. Il giovane era fermo in auto sotto casa dell’amico, con il quale aveva un appuntamento e al quale stava dicendo di scendere: «Sono qui sotto, scendi» ha fatto in tempo a dire. Poi ha aggiunto: «Ci sono due tipi in motorino che non mi piacciono. Mi sembra che guardino male proprio verso di me. Faccio il giro dell’isolato e torno». Ma a quei due «il giro dell’isolato» non è andato proprio giù. Erano due rapinatori e quando hanno visto che il ragazzo ingranava la marcia hanno sparato per fermarlo. La macchina della vittima si è fermata contro un palo.

LA VITTIMA – Claudio Taglialatela, così si chiamava il ragazzo, si è piegato sul sedile in una pozza di sangue. L’amico ha sentito il colpo d’arma da fuoco. Ha corso a perdifiato verso Claudio ma era troppo tardi. Il ragazzo è morto pochi minuti dopo in ospedale.
Claudio era uno studente universitario. Era nato a Battipaglia, in provincia di Salerno, ma viveva a Portici. Aveva appena finito il periodo di ferma militare come ausiliario nei carabinieri che adesso stanno cercando di rintracciare i rapinatori (o il rapinatore).
Non è ancora chiaro se i rapinatori volessero l’auto, i soldi o lo stesso telefonino.

 

 

Foto da:    youtu.be

 

 

 

Ringraziamo gli AmiciDiLiberaCaravaggio (amicidilibera.blogspot.it) per la segnalazione

Articolo da La Repubblica del 11 Gennaio 2004
Raia condannato dal clan
di Irene De Arcangelis

NON avrebbe avuto lo stipendio garantito ai detenuti né il sostegno e la protezione del Sistema. Stritolato in una tenaglia. Da una parte il corso della giustizia, dall’ altra il rigetto della mala di Forcella. «I Mazzarella non vogliono aiutarlo. Continuano a dire di no…», è l’ inesorabile condanna criminale immortalata nelle intercettazioni telefoniche e ambientali. Si sarebbe ucciso per questo Arturo Raia, 28 anni, presunto assassino di Claudio Taglialatela, quello che avrebbe premuto il grilletto per rapinare un telefonino nella notte dell’ Immacolata. E non – ne sono certi gli investigatori – per il rimorso. Un senso di colpa che, ci fosse stato davvero, avrebbe dovuto indurre Raia a togliersi la vita prima di essere arrestato oppure a consegnarsi di sua volontà a chi lo stava cercando. Il pregiudicato di Forcella, invece, si sarebbe ucciso perché abbandonato dal clan, la stessa cosca che si era rifiutata di procurargli un passaporto per fuggire all’ estero. è proprio questo dettaglio, infatti, che con le intercettazioni ha permesso di chiudere il cerchio delle indagini su un delitto nel cuore di Napoli tra i più efferati che la cronaca ricordi. Perché Raia, braccato dai carabinieri del colonnello Luigi Sementa (che lo avevano fermato in un primo momento, ottenendo da lui una non richiesta disponibilità a collaborare in merito ad alcune rapine di orologi Rolex) aveva chiesto aiuto ai Misso-Mazzarella. Un passaporto, un nascondiglio lontano. Un aiuto che non avrebbe meritato, per i capi di Forcella, perché con l’ omicidio di Taglialatela aveva creato problemi all’ intero quartiere. Blitz, controlli continui, domande, articoli di stampa che puntavano continuamente l’ attenzione sulle piccole, quotidiane attività criminali, dallo spaccio di droga ai furti. Raia, Arturo ‘o pazzo, aveva dovuto dunque vedersela da solo. Ed aveva potuto giocarsi una sola carta: vendere la casa dove viveva con la convivente e i due figli di nove anni e dieci mesi. Non aveva esitato un attimo, ed era riuscito a concludere l’ affare per 250 milioni di vecchie lire. Era stato costretto però ad attendere la consegna dei liquidi e, contemporaneamente, del passaporto falso commissionato fuori il territorio di Forcella. Tempi morti che sono tornati a tutto vantaggio degli investigatori. Mentre lui, notte dopo notte, continuava a cambiare alloggio. Ospitato da parenti e conoscenti di volta in volta, ma sempre a patto di sparire la mattina dopo perché il clan lo aveva «allontanato». Fino all’ arresto di giovedì scorso, a un mese esatto dall’ omicidio. Ventiquattr’ ore in carcere, poi il suicidio. Arturo Raia si è impiccato con le lenzuola a una sbarra del bagno ricavato nella cella di isolamento, piegando le ginocchia per riuscire a rimanere sospeso nel vuoto. Se sono a questo punto chiuse le indagini sull’ omicidio di Taglialatela (poche le speranze di inchiodare il complice di Raia, indagato per concorso il rapina) sono partiti gli accertamenti sul suicidio. Il caso è stato iscritto al modello 45, registrato come «fatto non costituente reato» dal pm che aveva coordinato l’ inchiesta sull’ assassinio, Sergio Amato. Una indagine che non mette in dubbio il suicidio di Raia ma che mira ad individuare eventuali mancanze nel controllo dei detenuti in carcere. Quando i carabinieri, la sera di venerdì, sono arrivati nel carcere di Poggioreale dopo il suicidio per il sopralluogo, hanno infatti trovato la cella di Arturo ‘o pazzo già sigillata. Inoltre, un paio di forbici, con cui era stato tagliato lo scotch, lasciate per terra. Troppo vicine alle altre celle.

 

 

 

Articolo di Repubblica del 16 maggio 2007
Una targa per Claudio la pagano i suoi genitori
di Dario Del Porto

Una targa per non dimenticare. Qui, in piazza Nicola Amore, dove Claudio Taglialatela fu ucciso a colpi di pistola la sera del 9 dicembre 2003 durante un tentativo di rapina. Avrebbe compiuto 26 anni, Claudio, se non fosse stato ammazzato. E ieri, nel giorno del suo compleanno, è stata scoperta la targa alla presenza dell’ assessore comunale Donata Rizzo e della preside dell’ istituto comprensivo Ristori, Fernanda Tuccillo. L’opera, autorizzata dal Comune, è interamente a spese della famiglia Taglialatela. «Ci siamo riusciti – dice Giuseppe, il papà di Claudio – l’ idea ci è venuta perché i ragazzi andavano spesso a deporre fiori vicino al semaforo dove si fermò l’ auto di mio figlio. Per noi è importante che la tragedia di quella sera venga ricordata. E pazienza se ci siamo dovuto accollare la spesa. Certo – aggiunge Giuseppe Taglialatela – un po’ di amarezza c’ è. Ma abbiamo capito che le cose vanno in questa maniera. In questi tre anni e mezzo, l’ unica persona che non si è dimenticata di noi è stata Fernanda Tuccillo. Ha trovato sempre il modo per farci avvertire la sua presenza, anche solo con un sms. Il Comune non ha avuto tempo per una telefonata, figuriamoci se poteva impegnarsi dal punto di vista economico. E noi, per nostra abitudine, non siamo persone che alzano la voce». Il papà di Claudio Taglialatela però non serba rancore: «L’ importante era riuscire a fare questa targa con tutti crismi della legalità, il resto non conta. All’ inizio ci era stato risposto che sarebbero dovuti passare dieci anni. Grazie alla tenacia di Fernanda, abbiamo raggiunto l’ obiettivo. Vogliamo solo che non si dimentichi». Commemorare oggi Claudio, dice l’ assessore Donata Rizzo, «suscita in me opposti sentimenti: penso ai giovani della Napoli sana, troppo spesso vittime innocenti di chi ha scelto, invece, la strada della violenza. Intraprendiamo nuove strade per costruire insieme un futuro migliore, fatto di rispetto delle regole e delle persone».Claudio Taglialatela, che andava all’ Università e sognava un futuro nei carabinieri, si trovava in auto quando fu aggredito da uno o forse da due malviventi. Forse spaventato da un accenno di reazione, uno dei banditi sparò, uccidendolo. Pochi giorni dopo fu arrestato il presunto assassino, Arturo Raja, che si tolse la vita in cella prima di essere interrogato dal giudice. «Dimenticare è impossibile – dice Giuseppe Taglialatela – e ogni giorno il dolore si fa più grande. Io però sono uno che ha ancora la forza di indignarsi. Ora sto portando avanti un’ altra battaglia: contro gli infortuni sul lavoro».

 

 

 

Fonte: ilmattino.it
Portici, villa confiscata ai clan intitolata a Buonocore e Taglialatela

PORTICI – È intitolata a Claudio Taglialatela e Teresa Buonocore, vittime innocenti di criminalità, la dependance di Villa Fernandes a Portici, confiscata alla camorra e affidata al Collegamento Campano contro le camorre. L’inaugurazione, questa mattina, con i familiari delle vittime innocenti di criminalità, i rappresentanti delle istituzioni, del volontariato e forze dell’ordine. La struttura in via Diaz, oltre a essere la sede territoriale e regionale del Collegamento Campano contro le camorre, è anche la sede del presidio di Libera di Portici.
In sala anche la figlia del docente Franciosi e i genitori di Claudio Taglialatela ucciso nel 2003 a 22 anni in una rapina e Alessandra, una delle due figlie di Teresa Buonocore.

 

 

 

NONINVANO – CLAUDIO TAGLIALATELA
Fondazione Polis 24 apr 2018

 

 

 

 

 

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