E’ morta Agnese Borsellino.

È morta Agnese Borsellino. Stamattina il funerale a S. Luisa di Marillac

di Antonella Folgheretti

La vedova del giudice Paolo era ammalata da tanto tempo. Si ricorderanno i suoi “j’accuse” verso chi coprì le stragi

E’ morta, a Palermo, Agnese Piraino Leto. Vedova del giudice Paolo Borsellino, era malata da tempo. Aveva 71 anni. Indimenticabile il suo sfogo pubblico l’anno scorso in occasione della inaugurazione del nuovo centro operativo della Dia a Palermo: ”Questa città deve resuscitare. Deve ancora resuscitare”. La  vedova del magistrato ucciso in via D’Amelio era per la prima volta davanti ad una telecamera dopo una lunga malattia che l’aveva tenuta lontana dagli eventi pubblici in occasione del ventesimo anniversario delle stragi. E poi aveva ripetuto con un sorriso “Palermo deve cambiare…deve cambiare”. Il primo commento stamattina è stato quello di Salvatore Borsellino sul suo profilo Facebook: “E’ morta Agnese. E’ andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte. Salvatore”. La notizia della sua morte ci è giunta così.

Avevamo imparato a conoscerla quel tristissimo pomeriggio del 19 luglio 1992. Erano da poco passate le 17 quando il giudice antimafia Paolo Borsellino, allora procuratore aggiunto di Palermo, venne ucciso in un attentato dinamitardo che provocò la morte di cinque agenti della sua scorta e 18 feriti. L’attentato avvenne vicino alla Fiera del Mediterraneo, mentre Borsellino si recava in visita dalla madre e dalla sorella in via D’Amelio 19.  Un’esplosione violentissima: il manto stradale venne divelto per circa 200 metri e lesionò gravemente il vicino stabile. Il cadavere di Borsellino, completamente carbonizzato e mutilato, venne riconosciuto dal procuratore della Repubblica di Palermo Pietro Giammanco. Proprio quel Giammanco che qualche anno dopo sarà additato dalla vedova.

Paolo Borsellino aveva 53 anni. Agnese  e i figli Manfredi, Lucia e Fiammetta si strinsero l’una con gli altri a darsi coraggio. Agnese divenne – o lo era sempre stata – il perno di quella famigliola colpita così gravemente.

Ma lo dirà dopo tanti anni. Ancora. Era il 2009. Si commemorava la strage. Il suo uomo era morto da tempo ormai. “Ho tanta di quella stima per  quest’uomo, che mi sento un po’ smarrita. Sarà che ne sono ancora innamorata…”. Lo aveva sposato nel 1968. Un grande amore. Tre figli.

Figlia dell’ex presidente della Corte di Appello di Palermo, Agnese sapeva i rischi che correva il marito. ma le era rimasta sempre accanto. In ansia. Soprattutto in quei 57 giorni che divisero le morti assurde di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino.

La prima commemorazione pubblica del marito avvenne pochi mesi dopo la morte. Era ottobre. Era Firenze. ”Mi auguro – disse  Agnese Borsellino – che il suo sacrificio per tutti e soprattutto per i più giovani, verso i quali egli era particolarmente sensibile, possa essere in futuro fecondo. Qualsiasi iniziativa intrapresa per sublimarne il ricordo e il martirio servirà a non disperdere quel patrimonio prezioso di valori umani e di nobili ideali di cui oggi la società è testimone e per il quale Paolo consapevolmente ha dato la vita”. Parole che ripeterà a lungo.  Ma a poco a poco Agnese aggiungeva altri elementi.

Paolo Borsellino era “un uomo che andava protetto così  come lui proteggeva, che andava aiutato così come lui aiutava, ed invece, mi preme dirlo, è stato abbandonato al suo destino di morte; Dio, però, non lo ha abbandonato, tutt’altro, lo ha preso al suo fianco ed è questo l’importante”. E’ quanto scrive Agnese Borsellino in una lettera inviata alcuni mesi dopo ai promotori del Premio nazionale ”Giuseppe Marrazzo” dedicato, nella sua quinta edizione, alla memoria dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

L’anno dopo visiterà la tomba di Rita Atria.

E’ invece il 1995 quando la vedova di Paolo rilascia alcune dichiarazioni che vengono riportate nel verbale di udienza presso il Tribunale di Caltanissetta dove si celebrava il processo Borsellino. Per tragica ironia anche oggi a Caltanissetta si celebra un processo Borsellino. Il quater. Allora Agnese dichiarò che  l’ex procuratore Pietro Giammanco non aveva informato il marito di alcune gravi minacce giunte in Procura contro Borsellino, poco tempo prima della sua morte. Un’accusa circostanziata.

L’anno successivo arrivarono gli ergastoli per i presunti autori della strage. E lei attese la sentenza a casa propria. Non fece nessun commento ufficiale. Solo un commento riferito dal legale di parte civile Francesco Crescimanno: ”Provo molta pietà per chi non ha mai avuto coscienza del valore della vita umana”.

Nel 2009 Agnese dirà degli assassini: “Se mi dicono perche’ l’hanno fatto, se confessano, se collaborano con la giustizia, se consentono di arrivare a una verità vera, io li perdono. Devono avere il coraggio di dire chi glielo ha fatto fare, perchè l’hanno fatto”. Era uscito il  documentario di Rai Educational ”57 giorni a Palermo. La scorta di Borsellino”. Lei era straziata. E commentava: “Di fronte al coraggio io mi inchino. Io perdono coloro che mi dicono la verità e allora avrò il massimo rispetto per loro, perche’ sono sicura che nella vita gli uomini si redimono”. Un messaggio chiaro di fiducia nell’umanità. Come quella che nutriva il marito. Nonostante tutto.

Intanto passavano gli anni. E i processi. E poi la drammatica testimonianza del 2012 ai pm di Caltanissetta.  “Paolo mi ha accennato che c’era una trattativa tra la mafia e lo Stato. Dopo la strage di Capaci mi disse che c’era un colloquio tra mafia e pezzi infedeli dello Stato. Questo è accaduto a metà giugno”. Agnese parlava con coloro che avevano riaperto le indagini sulla strage di via D’Amelio. L’audio dell’interrogatorio venne mandato in onda durante la trasmissione di Santoro ‘Servizio pubblico’.  E Agnese lanciò il macigno: “Paolo mi disse mi ucciderà la mafia ma solo quando altri glielo consentiranno”’.

Questi ed altri particolari avrebbe dovuto riferire Agnese – così come aveva già fatto nella fase istruttoria – al quarto filone processuale sull’attentato di via D’Amelio proprio in questi giorni iniziato a Caltanissetta.

Ma nel frattempo la malattia. Una lunga e insostenibile agonia. Che oggi si è conclusa. Agnese è con Paolo. Per carpire la verità dai misteri c’è ancora tempo? Stamattina il funerale a Santa Luisa di Marillac, la stessa parrocchia in cui venne celebrato il funerale del marito.

 

Articolo del 5 Maggio 2013 da  ilsitodipalermo.it

Foto da wdonna.it

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