I Testimoni di Giustizia. Storia di chi ha testimoniato contro le mafie
ALFIO ELMIRO CARIATI
La storia di Alfio Elmiro Cariati è riassunta nella
Interrogazione a risposta immediata in Commissione 5-03726 presentata da David Favia
Il signor Alfio Elmiro Cariati, nato a Cosenza il 25 settembre del 1976 e residente nel comune di Torano Castello, nel luglio 2007 veniva sottoposto, in via provvisoria, ad uno speciale programma di protezione per testimoni di giustizia su richiesta della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro;
successivamente la direzione distrettuale antimafia esprimeva parere favorevole all’adozione delle speciali misure di protezione, in via definitiva, in qualità di testimone di giustizia;
i data 8 ottobre 2008 la Commissione centrale di protezione, determinava un cambiamento di status da testimone di giustizia a collaboratore, ritenendo inoltre inammissibile l’adozione di un programma di protezione definitivo per testimoni di giustizia e deliberando invece sull’ammissione ad uno speciale programma di protezione quale collaboratore;
l’attribuzione del nuovo status creava un disagio sempre maggiore nel Cariati che richiedeva la fuoriuscita volontaria dal programma di protezione per collaboratori e, il 12 luglio 2009, come forma di estrema protesta, dopo aver informato il nucleo operativo territoriale di protezione, abbandonava la località protetta ritornando al suo paese di origine dove, stante il perdurare della situazione di pericolo, si tratteneva solo pochi giorni prima di richiedere di essere nuovamente messo in sicurezza dal servizio centrale di protezione e di essere portato in una nuova località protetta;
il 30 luglio 2009 la Commissione centrale accetta la richiesta di capitalizzazione, fatta dal Cariati in un momento di forte tensione e stress, con la conseguente fuoriuscita volontaria dal programma di protezione per collaboratori;
il signor Cariati continua ad essere oggetto di intimidazioni e il 20 maggio 2010 è stato minacciato di morte al telefono da sconosciuto, fatto regolarmente denunciato presso la stazione dei carabinieri di Torano Castello;
su richiesta del procuratore Capo della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, il direttore della pubblica sicurezza Capo della polizia ha deliberato nuove misure urgenti di protezione per Cariati e la sua famiglia ed ha ordinato il loro trasferimento presso una struttura alberghiera in attesa che la competente commissione centrale di protezione del Ministero dell’interno deliberi sulle eventuali misure speciali di protezione;
sono passati circa due mesi dalle deliberate misure urgenti di protezione ma la Commissione centrale non si è ancora espressa, lasciando il Cariati e la sua famiglia in uno stato di profonda insicurezza e agitazione, privi di adeguate informazioni e misure assistenziali. In particolare, nessuno ha comunicato al signor Cariati come comportarsi per permettere al figlio di otto anni di frequentare la scuola dell’obbligo;
in data 4 ottobre 2010 il Cariati, non avendo ancora ricevuto indicazioni dalla commissione centrale decide di tornare nella sua abitazione di residenza in attesa della delibera, per garantire a suo figlio minore la possibilità di frequente la scuola. Come dichiarato dallo stesso Cariati nell’esposto depositato presso gli uffici del comando stazione carabinieri di Torano Castello, egli non intende con ciò abbandonare il programma di protezione urgente, ma chiede piuttosto un rafforzamento delle misure di protezione presso la sua abitazione;
la situazione appare connotata da estrema urgenza e delicatezza come già peraltro evidenziato al Ministro con un’interrogazione parlamentare depositata in data 7 giugno ed ancora in attesa di risposta -:
quali provvedimenti si intendano prendere per garantire l’incolumità del signor Cariati e dei suoi familiari.
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One Comment
Valera Casano
Mi chiamo Valeria Casano, ho denunciato mafia e camorra. Data in pasto alla mafia di Marsala dopo il Ministero a Roma.
Ho denunciato mafia e camorra, una commistione tra il Bar Juparana di Marsala e Facile ristrutturare di Roma.
Sto lottando per ricevere quella protezione che mi spetta di diritto, ma il silenzio delle Istituzioni è un qualcosa di inammissibile in uno Stato di diritto.
Grazie alle mie denunce procure e forze dell’ ordine trasmettono i reati di associazione mafiosa, minacce di stampo mafioso, persecuzione politico mafiosa al Ministero dell’ Interno. Reati e crimini di mafia, per un interesse a costruire a Marsala nello stabilimento Bini, uno stabilimento emiliano romagnolo fatto fallire e poi riacquistato ad un’ asta fallimentare al tribunale di Napoli. Aste giudiziarie pilotate, progetti di edilizia criminale: non possono costruire nell’ area dello stabilimento Bini a Marsala, in quanto gli appartamenti preesitenti hanno vista mare, da qui la necessitá di assoggettare i residenti alla mafia. Se ne sviluppa una commistione su Roma, la quale porge il finaco alla mafia di Marsala, Facile ristrutturare, la camorra nel particolare, si aggiunge al progetto Bini a Marsala, per poi espandersi sul territorio. La stessa Facile ristrutturare è stata denunciata, oltre che per minacce e reati di mafia, alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma, per capitali portati all’ estero e bancarotta fraudolenta. Pedinata, seguita, minacciata costantemente di morte da mafia e camorra. Costretta a lasciare piú volte l’ appartamento di famiglia, li ho nell’ immobile e nel locale adiacente, minacce di morte dai balconi, davanti casa e davanti al garage dal Bar Juparana di Marsala e i suoi associati. Costretta a spostarmi, a vivere in albergo, in auto, davanti la procura per proteggermi. Le Procure di Roma e Marsala aprono procedimenti, e mentre aprono procedimenti, non viene attivata la protezione e lo spostamento in localitá sicura, restando bersaglio di crimini e reati.
È gravissimo che lo Stato permetta questo, il trascorrere del tempo per chi denuncia è di vitale importanza. Pedinata, accerchiata, devo allontanarmi ripetutamente dall’ appartamento a Marsala, minacce di morte dai balconi, davanti il portone ed il garage, sabotaggi dell’ auto, tentativi di omicidio. Seguita e pedinata. Per chi denuncia, il tempo e la tempestivitá sono essenziali. Lo Stato non puó lasciare il denunciante solo, e sotto il bersaglio della mafia. Quando l’ attivazione della scorta è un mio diritto e un dovere dello Stato.