I Testimoni di Giustizia. Storia di chi ha testimoniato contro le mafie
NATALE GIUNTA
Articolo del 27 Febbraio 2013 da ilfattoquotidiano.it
Lo chef Natale Giunta: “Versare il pizzo? No, c’è la crisi”
di Elisabetta Tranchina (www.puntarellarossa.it)
Il cuoco palermitano, noto anche per il passaggio Tv nel programma di Antonella Clerici, non solo ha rifiutato di dare duemila euro ai suoi estorsori ma poi li ha denunciati e fatti arrestare. Dalla Sicilia una lezione di onestà e coraggio
C’è la crisi, duemila euro non ce li ho” è stata questa la risposta di Natale Giunta, noto chef di Palermo, alla richiesta del pizzo da parte di alcuni estorsori della cosca palermitana. Poi ha denunciato l’accaduto e sono scattati quattro arresti. Lo chef, che poco tempo fa ha partecipato alla “Prova del cuoco”, il programma di Antonella Clerici, non ha ceduto alle minacce, a nulla sono valse le lettere intimidatorie e i tentativi di danneggiamenti del ristorante.“Mettiti a posto” gli dicevano, sottolineando che il loro era un approccio assolutamente benevolo e contestando di aver aperto il ristorante senza aver chiesto il permesso a chi di dovere. Duemila euro da pagare comodamente a Pasqua e poi a Natale, in cambio assicuravano la tranquillità, la “ pace assoluta e ti levi il pensiero”. Ma la crisi è per tutti e Natale Giunta, esausto, ha detto no.
Il pensiero se lo è tolto nel modo migliore. “Mi hanno chiesto il pizzo per la prima volta un anno fa – ha spiegato – e io senza esitare dopo un’ora mi sono rivolto ai carabinieri“. “Pare che avessi aperto troppe attività senza chiedere il loro permesso, ma i permessi si chiedono allo Stato non alla mafia”. Giunta non ha nessuna esitazione, nessun timore, nemmeno adesso che chi lo taglieggiava è finito in manette: “Non temo per la mia persona, non temo per la mia attività. Vado avanti con il mio lavoro: ho fatto il gesto di un imprenditore sano, di una persona perbene”. Un esempio palermitano, ma non è il solo. Poco tempo fa, Puntarella Rossa ha intervistato anche Vincenzo Conticello uno dei fondatori dell’associazione Addiopizzo, che per primo ha iniziato una dura lotta contro il racket, in una città in cui le tasse, purtroppo, si pagano anche in nero.
Articolo del 12 Marzo 2013 da antimafiaduemila.com
Nuova intimidazione a Natale Giunta, ennesima minaccia a imprenditore
Gli imprenditori palermitani continuano ad essere vittime del racket imposto da Cosa nostra. Sono sempre più numerosi, però, i commercianti che trovano il coraggio di denunciare gravi forme di estorsione, dall’imposizione del pizzo a vere e proprie persecuzioni protratte nel tempo.
È il caso di Natale Giunta, chef del ristorante “Sailem” al Castello al Mare. Diventato famoso al programma in onda su Rai 1 “La prova del cuoco”, Giunta ha denunciato alle forze dell’ordine una serie di intimidazioni e di pesanti richieste di pizzo che è stato costretto a subire da un anno a questa parte. Il 27 febbraio i carabinieri hanno arrestato gli estorsori del cuoco palermitano: Antonino Ciresi, boss di Borgo Vecchio, Maurizio Lucchese, accusato di reati patrimoniali, Alfredo Perricone e Giuseppe Battaglia, entrambi incensurati.
Ma la mafia ha voluto dare un altro segnale. La scorsa domenica quattro uomini hanno raggiunto in auto la villa della famiglia Giunta. In casa erano presenti la madre e la sorella, mentre lo chef si trovava all’estero per lavoro. Uno degli uomini, sceso dall’auto, le ha avvicinate dicendo di voler “ricordare una ricorrenza”. Probabilmente l’estorsore si riferiva alla denuncia sporta ai carabinieri l’8 marzo.
In seguito all’ennesima intimidazione e alla conseguente segnalazione, avanti alla villa sono stati messi a punto ulteriori controlli militari. “Sono sconvolto e turbato. Ancora non so come gestire quest’ultimo evento. Mi sento confuso. Ho appena finito una riunione di lavoro e ho appreso dalla mia famiglia cosa è accaduto” ha detto Natale Giunta al telefono, precisando che non intende lasciarsi intimidire. “Confermo la mia scelta di legalità” ha poi affermato, ripetendo le convinzioni espresse in un messaggio registrato il giorno dell’arresto dei suoi estorsori: “Spero di vivere in una città dove si possa fare impresa e lavorare serenamente. Questo è il mio desiderio e il motivo per il quale ho scelto di denunciare l’estorsione. Adesso spero di avere tutto questo calore e questa solidarietà anche nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, quando i riflettori si spegneranno. Io non lascio Palermo. Non ci penso neppure, né l’ho mai pensato. Sono loro che se ne devono andare. Vadano via dalla Sicilia”.
Ma Giunta non è l’unico imprenditore che si è ribellato all’estorsione mafiosa. Giovanni Amato, titolare di un’impresa edile a Partinico, è stato recentemente destinatario di una lettera di minacce. “Amato state attenti, vi facciamo saltare in aria” c’era scritto. Amato aveva denunciato insieme al padre alcuni esponenti della famiglia Vitale che riscuotevano il pizzo nel quartiere dell’hinterland palermitano.
Gianluca Calì, concessionario di Altavilla, giovedì scorso ha visto arrivare due uomini: “Dite al titolare che qui c’è da pagare. Non vi spaventate che vi bruciano le macchine o se le portano via?” hanno urlato, facendo riferimento alla notte del 3 aprile 2011, quando vennero bruciate sei auto davanti all’autosalone. Calì, dopo aver denunciato l’accaduto, ha fatto stampare un cartellone che ha appeso fuori dal suo esercizio: “ Appello alla cittadinanza per non morire”.
Si tratta di ulteriori segnali che fanno pensare a un risveglio etico della società civile e della piccola imprenditoria locale, che troppo spesso per paura china la testa di fronte al sistema coercitivo imposto dalla Cosa nostra.
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One Comment
Valera Casano
Mi chiamo Valeria Casano, ho denunciato mafia e camorra. Data in pasto alla mafia di Marsala dopo il Ministero a Roma.
Ho denunciato mafia e camorra, una commistione tra il Bar Juparana di Marsala e Facile ristrutturare di Roma.
Sto lottando per ricevere quella protezione che mi spetta di diritto, ma il silenzio delle Istituzioni è un qualcosa di inammissibile in uno Stato di diritto.
Grazie alle mie denunce procure e forze dell’ ordine trasmettono i reati di associazione mafiosa, minacce di stampo mafioso, persecuzione politico mafiosa al Ministero dell’ Interno. Reati e crimini di mafia, per un interesse a costruire a Marsala nello stabilimento Bini, uno stabilimento emiliano romagnolo fatto fallire e poi riacquistato ad un’ asta fallimentare al tribunale di Napoli. Aste giudiziarie pilotate, progetti di edilizia criminale: non possono costruire nell’ area dello stabilimento Bini a Marsala, in quanto gli appartamenti preesitenti hanno vista mare, da qui la necessitá di assoggettare i residenti alla mafia. Se ne sviluppa una commistione su Roma, la quale porge il finaco alla mafia di Marsala, Facile ristrutturare, la camorra nel particolare, si aggiunge al progetto Bini a Marsala, per poi espandersi sul territorio. La stessa Facile ristrutturare è stata denunciata, oltre che per minacce e reati di mafia, alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma, per capitali portati all’ estero e bancarotta fraudolenta. Pedinata, seguita, minacciata costantemente di morte da mafia e camorra. Costretta a lasciare piú volte l’ appartamento di famiglia, li ho nell’ immobile e nel locale adiacente, minacce di morte dai balconi, davanti casa e davanti al garage dal Bar Juparana di Marsala e i suoi associati. Costretta a spostarmi, a vivere in albergo, in auto, davanti la procura per proteggermi. Le Procure di Roma e Marsala aprono procedimenti, e mentre aprono procedimenti, non viene attivata la protezione e lo spostamento in localitá sicura, restando bersaglio di crimini e reati.
È gravissimo che lo Stato permetta questo, il trascorrere del tempo per chi denuncia è di vitale importanza. Pedinata, accerchiata, devo allontanarmi ripetutamente dall’ appartamento a Marsala, minacce di morte dai balconi, davanti il portone ed il garage, sabotaggi dell’ auto, tentativi di omicidio. Seguita e pedinata. Per chi denuncia, il tempo e la tempestivitá sono essenziali. Lo Stato non puó lasciare il denunciante solo, e sotto il bersaglio della mafia. Quando l’ attivazione della scorta è un mio diritto e un dovere dello Stato.