I Testimoni di Giustizia. Storia di chi ha testimoniato contro le mafie
COSIMO MAGGIORE
Articolo del 16 Novembre 2013 da senzacolonnenews.it
“Non fate il mio errore: non denunciate la Scu o sarete abbandonati”
di Emilio Mola
“Capisco gli imprenditori che ieri in aula hanno ritrattato le loro dichiarazioni contro i mafiosi che gli hanno estorto denaro. Hanno fatto bene. Se avessi la possibilità di tornare indietro lo farei anch’io. Ho sbagliato a denunciare il racket. E ancora oggi ne pago le conseguenze”. Cosimo Maggiore è un imprenditore di San Pancrazio Salentino. Meglio, lo era. La sua azienda ha chiuso i battenti due anni fa, lasciando per strada nove operai. Fino al 2007 gli affari veleggiavano in buone acque.
Troppo buone per non attirare i voraci appetiti degli immancabili parassiti, che per loro natura vivono del sangue altrui. Nel 2006 Maggiore subisce le attenzioni di Andrea Bruno, a capo della frangia torrese della Sacra Corona Unita, fratello di Ciro, leader storico della Scu brindisina, ora all’ergastolo. Vuole soldi. Soldi che non gli spettano. Soldi di Maggiore e della sua famiglia. L’imprenditore si oppone, tiene la schiena dritta, non si inginocchia nonostante il peso della paura, delle minacce, delle ritorsioni, gli gravi sulle spalle come un macigno. Denuncia i suoi aguzzini. Riesce a farli arrestare e condannare.
Da allora Maggiore vive sotto protezione. Due carabinieri vegliano su di lui: “Sono i miei angeli custodi – dice – e sono tutto ciò che mi resta, insieme alla mia famiglia”. Con quella denuncia pensò d’essersi scrollato di dosso ogni problema, di poter ricominciare a vivere. Per quel gesto fu per un anno lodato e osannato dalla politica e dalle associazioni antiracket. Divenne l’imprenditore coraggio. L’esempio, l’emblema. Poi i fari si spensero e da allora l’esistenza di Maggiore è lentamente, inesorabilmente sprofondata verso l’abisso.
“Per il primo periodo ricevetti i complimenti e gli apprezzamenti da tutti. Soprattutto dai politici. E dall’Antiracket. Mi dicevano che potevo contare su di loro, che mi sarebbero stati affianco”. Anche Andrea Bruno, il suo carnefice, spiega Maggiore, gli fece una promessa: se denunci avrai finito di vivere. “E’ stato l’unico impegno mantenuto da allora. Da quando ho denunciato ho finito di vivere. Sono diventato un appestato. L’azienda ha cominciato ad andare male, nessuno più ha voluto avere a che fare con me per paura di ricevere ritorsioni, le commissioni sono rapidamente diminuite, e nel 2011 ho dovuto chiudere. Ora sono senza lavoro, vivo grazie agli aiuti dei miei genitori”.
Le rassicurazioni fatte a suo tempo, si sono sciolte, svanite come neve al sole. “Non ce l’ho con i magistrati o con le forze dell’ordine – precisa Maggiore – che anzi mi sono sempre vicini e fanno bene il loro lavoro. Io ce l’ho con la politica, e con l’antiracket. Da questi ultimi ho ricevuto solo promesse, ma mai nulla di concreto. Mi avevano detto che potevo aiutarmi con la legge 44 del ’99 che supporta chi denuncia. Ci sono articoli di questa norma che prevedono la sospensione del pagamento del mutuo per un anno, e dei contributi ai lavoratori per tre anni. Tutto falso. Il mutuo l’ho continuato a pagare con tassi esorbitanti. E con uno dei miei dipendenti sono tutt’ora in causa. Sono pieno di cause adesso. Due contro Andrea Bruno, una contro il mio ex operaio, una contro un avvocato, un’altra contro un secondo avvocato che dopo avermi chiesto 30mila euro me ne ha chiesti altri 40mila. E’ un incubo quotidiano, continuo”.
Un estenuante calvario cominciato allora. “Se quella volta, invece di denunciare avessi pagato, ora avrei tutto. Avrei il mio lavoro, la mia azienda, la mia tranquillità, la mia libertà, la mia vita. Avrei fatto finta di avere un decimo operaio, dando quei soldi al mio estorsore, e sarebbe finita lì. Invece ho denunciato, ho creduto nello Stato, e ora me ne pento. Capisco quegli imprenditori di Mesagne che in aula hanno ritrattato o hanno comunque detto di non ricordare più tanto bene. Dopo quello che ho vissuto in prima persona, fossi in loro, farei lo stesso”.
Maggiore, né chi scrive, sa cosa sia successo veramente ieri durante il processo alla Scu mesagnese. Se davvero gli imprenditori ritenuti vittime di estorsioni abbiano avuto un vuoto di memoria improvviso e contagioso, o se abbia dominato nei loro animi la paura. Starà alla magistratura stabilirlo.
Maggiore, che ebbe come forse loro paura, ma che non volle piegarsi, oggi si pente di aver reagito. E sogna una vita diversa, normale: “Non so per quanto tempo potrò andare avanti così. Mi sveglio la mattina sperando in un miracolo che cancelli tutta, che mi restituisca la mia vita. Ma so già che non succederà. I miracoli non accadono”.
Articolo del 21 Febbraio 2014 da brindisireport.it
Denunciò il racket: perseguitato da 7 anni
SAN PANCRAZIO SALENTINO- Un proiettile di pistola calibro 9, appoggiato sul lucchetto del cancello che chiude il capannone dell’ex azienda di infissi in alluminio di Cosimo Maggiore, 46 anni, l’imprenditore di San Pancrazio Salentino vittima di estorsioni che nel 2006 denunciò i suoi aguzzini facendo arrestare Andrea Bruno capo della frangia torrese della Sacra corona unita. E’ questa la scoperta fatta dallo stesso imprenditore questa mattina poco dopo le 8 quando si è recato nella sua ex azienda, chiusa ormai da due anni a causa dei debiti.
Il 46enne non avrebbe intenzione di sporgere denuncia. Non vuole più coinvolgere le forze dell’ordine: “Sono stanco e mi sento solo. Non è la prima volta che ricevo minacce di questo genere, proprio questa mattina ho fatto un conteggio di quante volte ho denunciato: dal 2006 ho presentato 23 denunce. Per tanti e piccoli episodi simili, ma mi hanno procurato solo guai. Avevo un’azienda con dipendenti, ora sono quasi due anni che non lavoro, il capannone a causa dei debiti è stato venduto all’asta, non so da chi è stato acquistato. Nel frattempo sono stato bersaglio di atti intimidatori”.
Minacce di morte scritte su un muro perimetrale dell’azienda, qualche mese fa l’imprenditore trovò una canna di fucile, qualche tempo dopo altri proiettili. Poi minacce e aggressioni per strada. “Sono anche stato accoltellato. Tutto questo l’ho sempre riferito ai carabinieri. Ma si tratta di denunce contro ignoti che fino a questo momento non mi hanno restituito la serenità che avevo un tempo, prima dell’inizio dei miei guai”.
I problemi per Cosimo Maggiore, da quanto egli stesso sostiene, ebbero inizio quando nel 2006 fu vittima di estorsione da parte del clan di Andrea Bruno, ora condannato all’ergastolo. L’imprenditore lo denunciò facendolo arrestare, si è costituito parte civile nei processi contro l’ex capo della Scu torrese ma poi per lui sarebbero piovuti solo guai.
Gli fu assegnata la scorta “Ora ridotta al quarto livello, vengono solo su chiamata ma in realtà non so più cosa farmene. Non posso prevedere le minacce o gli atti intimidatori. A che serve avere due carabineri a disposizione solo quando li chiamo? Purtroppo la mia fiducia nelle istituzioni è andata perduta, a parlare sono i fatti. Riconosco l’impegno di Maria Antonietta Gualtieri (presidente dell’associazione antiracket Salento, ndr), che sta facendo di tutto per aiutarmi ma io ormai sono esasperato, avvilito”.
“Mio figlio di soli 20 anni mi ha detto che è stanco di sentire parlare sempre e solo di denunce, mi ha chiesto quando finirà questa storia, quando avremo una nuova vita. Ho i genitori anziani a cui non voglio dare preoccupazioni, non serve a nulla denunciare. Cercherò il modo di difendermi da solo, forse è la soluzione migliore”.
Cosimo Maggiore, l’imprenditore distrutto dalla SCU e dallo Stato
Video di Brindisi Oggi del 19 Novembre 2014
Pages: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43
One Comment
Valera Casano
Mi chiamo Valeria Casano, ho denunciato mafia e camorra. Data in pasto alla mafia di Marsala dopo il Ministero a Roma.
Ho denunciato mafia e camorra, una commistione tra il Bar Juparana di Marsala e Facile ristrutturare di Roma.
Sto lottando per ricevere quella protezione che mi spetta di diritto, ma il silenzio delle Istituzioni è un qualcosa di inammissibile in uno Stato di diritto.
Grazie alle mie denunce procure e forze dell’ ordine trasmettono i reati di associazione mafiosa, minacce di stampo mafioso, persecuzione politico mafiosa al Ministero dell’ Interno. Reati e crimini di mafia, per un interesse a costruire a Marsala nello stabilimento Bini, uno stabilimento emiliano romagnolo fatto fallire e poi riacquistato ad un’ asta fallimentare al tribunale di Napoli. Aste giudiziarie pilotate, progetti di edilizia criminale: non possono costruire nell’ area dello stabilimento Bini a Marsala, in quanto gli appartamenti preesitenti hanno vista mare, da qui la necessitá di assoggettare i residenti alla mafia. Se ne sviluppa una commistione su Roma, la quale porge il finaco alla mafia di Marsala, Facile ristrutturare, la camorra nel particolare, si aggiunge al progetto Bini a Marsala, per poi espandersi sul territorio. La stessa Facile ristrutturare è stata denunciata, oltre che per minacce e reati di mafia, alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma, per capitali portati all’ estero e bancarotta fraudolenta. Pedinata, seguita, minacciata costantemente di morte da mafia e camorra. Costretta a lasciare piú volte l’ appartamento di famiglia, li ho nell’ immobile e nel locale adiacente, minacce di morte dai balconi, davanti casa e davanti al garage dal Bar Juparana di Marsala e i suoi associati. Costretta a spostarmi, a vivere in albergo, in auto, davanti la procura per proteggermi. Le Procure di Roma e Marsala aprono procedimenti, e mentre aprono procedimenti, non viene attivata la protezione e lo spostamento in localitá sicura, restando bersaglio di crimini e reati.
È gravissimo che lo Stato permetta questo, il trascorrere del tempo per chi denuncia è di vitale importanza. Pedinata, accerchiata, devo allontanarmi ripetutamente dall’ appartamento a Marsala, minacce di morte dai balconi, davanti il portone ed il garage, sabotaggi dell’ auto, tentativi di omicidio. Seguita e pedinata. Per chi denuncia, il tempo e la tempestivitá sono essenziali. Lo Stato non puó lasciare il denunciante solo, e sotto il bersaglio della mafia. Quando l’ attivazione della scorta è un mio diritto e un dovere dello Stato.