I Testimoni di Giustizia. Storia di chi ha testimoniato contro le mafie

NELLO RUELLO

Articolo del 29 Dicembre 2009 da ilquotidianoweb.it

Intimidito testimone di giustizia

Aveva denunciato gli usurai. A Vibo il portone blindato del negozio di fotografia digitale di Nello Ruello è stato imbrattato di cemento fresco

Il portone blindato del negozio di fotografia digitale di Nello Ruello, il testimone di giustizia di Vibo Valentia che ha fatto arrestare e condannare i suoi usurai, è stato imbrattato di cemento fresco. Ruello, non appena si è accorto del fatto, ha presentato denuncia alla polizia. Non è la prima volta che un episodio del genere avviene. Anche nel novembre scorso, ha riferito Ruello, lo stesso portone era stato imbrattato con cemento fresco. Il testimone di giustizia non si è saputo spiegare se gli autori del gesto volessero murare il portone o se pure si tratti solo di un gesto dimostrativo. Ruello, che ha 69 anni, ha iniziato a collaborare con gli investigatori nel 2004, quando fece arrestare i suoi usurai. In occasione del Natale, l’uomo ha addobbato l’albero in un altro negozio di ottica in maniera «antimafia»: al posto dei tradizionali festoni ci sono i calendari del coordinamento nazionale antimafia Riferimenti, di cui è presidente Adriana Musella, e le foto che lo stesso Ruello ha realizzato nelle varie manifestazioni organizzate per sensibilizzare all’impegno contro le mafie a San Luca, Locri, Reggio Calabria, Salerno.

 

Articolo del 28 giugno 2014 da:  lquotidianoweb.it

Tolta scorta a testimone Ruello: fece condannare i boss

«Non rischia più». La replica: «Mi vogliono morto»
Con le sue dichiarazioni ha inchiodato il potente clan di ‘ndrangheta dei Lo Bianco di Vibo Valentia. Otto anni dopo gli viene revocata la tutela. E lui si dice stupito: «A me la tolgono a Scopelliti condannato la lasciano»


di GIANLUCA PRESTIA

Tolta scorta a testimone Ruello: fece condannare i boss «Non rischia più». La replica: «Mi vogliono morto»

VIBO VALENTIA – Il testimone di giustizia Nello Ruello non potrà beneficiare della “tutela su auto non protetta”. Questa le decisione, non motivata, adottata dall’ufficio centrale interforze per la sicurezza personale del Ministero dell’Interno che ha sostituto la misura con quella della “vigilanza generica radio collegata con sosta” nei pressi dell’abitazione e del negozio del noto fotografo vibonese diventato testimone di giustizia per aver denunciato le estorsioni ed usura messe in atto nei suoi confronti da esponenti di primo piano del clan Lo Bianco-Barba. Accuse che hanno retto fino in Cassazione. Nello Ruello risulta anche vicepresidente dell’associazione antimafia “Riferimenti” guidata da Adriana Musella ed è assistito dall’avvocato Giovanna Fronte che si è immediatamente messa in moto per capire i motivi della sostituzione del servizio di tutela denunciando come, in questo modo, l’incolumità del suo cliente “venga messa a serio rischio”.

Nello Ruello risulta anche vicepresidente dell’associazione antimafia “Riferimenti” guidata da Adriana Musella ed è assistito dall’avvocato Giovanna Fronte che si è immediatamente messa in moto per capire i motivi della sostituzione del servizio di tutela denunciando come, in questo modo, l’incolumità del suo cliente “venga messa a serio rischio”.

“In terra di ‘ndrangheta accade di tutto. La verità è che, al di là, delle belle parole, non c’e’ alcuna intenzione di incentivare la lotta alla criminalità organizzata”. Questo il commento di Ruello il quale evidenzia una serie di anomalie nel sistema: “Io, testimone di giustizia che ho permesso con le mie denunzie l’arresto della cosca Lo Bianco-Barba, dominante a Vibo Valentia, sono rimasto comunque qui a lavorare dando l’esempio di fiducia verso lo Stato. Adesso vengo lasciato senza protezione mentre Giuseppe Scopelliti, condannato a sei anni, cammina con la scorta della Polizia di Stato. I testimoni di giustizia sono per lo Stato carne da macello usa e getta”. Il testimone di giustizia si dice “amareggiato, stanco e deluso da uno Stato che ho servito e in cui ho creduto. Ritengo non sia questo il metodo migliore per convincere i cittadini ad avere fiducia nelle Istituzioni e denunziare. Ora, con il benestare dello Stato, il clan Lo Bianco si può vendicare grazie al comitato per l’ordine e la sicurezza che si assume piena responsabilità se mi dovesse succedere qualcosa”.

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One Comment

  • Valera Casano

    Mi chiamo Valeria Casano, ho denunciato mafia e camorra. Data in pasto alla mafia di Marsala dopo il Ministero a Roma.
    Ho denunciato mafia e camorra, una commistione tra il Bar Juparana di Marsala e Facile ristrutturare di Roma.
    Sto lottando per ricevere quella protezione che mi spetta di diritto, ma il silenzio delle Istituzioni è un qualcosa di inammissibile in uno Stato di diritto.
    Grazie alle mie denunce procure e forze dell’ ordine trasmettono i reati di associazione mafiosa, minacce di stampo mafioso, persecuzione politico mafiosa al Ministero dell’ Interno. Reati e crimini di mafia, per un interesse a costruire a Marsala nello stabilimento Bini, uno stabilimento emiliano romagnolo fatto fallire e poi riacquistato ad un’ asta fallimentare al tribunale di Napoli. Aste giudiziarie pilotate, progetti di edilizia criminale: non possono costruire nell’ area dello stabilimento Bini a Marsala, in quanto gli appartamenti preesitenti hanno vista mare, da qui la necessitá di assoggettare i residenti alla mafia. Se ne sviluppa una commistione su Roma, la quale porge il finaco alla mafia di Marsala, Facile ristrutturare, la camorra nel particolare, si aggiunge al progetto Bini a Marsala, per poi espandersi sul territorio. La stessa Facile ristrutturare è stata denunciata, oltre che per minacce e reati di mafia, alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma, per capitali portati all’ estero e bancarotta fraudolenta. Pedinata, seguita, minacciata costantemente di morte da mafia e camorra. Costretta a lasciare piú volte l’ appartamento di famiglia, li ho nell’ immobile e nel locale adiacente, minacce di morte dai balconi, davanti casa e davanti al garage dal Bar Juparana di Marsala e i suoi associati. Costretta a spostarmi, a vivere in albergo, in auto, davanti la procura per proteggermi. Le Procure di Roma e Marsala aprono procedimenti, e mentre aprono procedimenti, non viene attivata la protezione e lo spostamento in localitá sicura, restando bersaglio di crimini e reati.
    È gravissimo che lo Stato permetta questo, il trascorrere del tempo per chi denuncia è di vitale importanza. Pedinata, accerchiata, devo allontanarmi ripetutamente dall’ appartamento a Marsala, minacce di morte dai balconi, davanti il portone ed il garage, sabotaggi dell’ auto, tentativi di omicidio. Seguita e pedinata. Per chi denuncia, il tempo e la tempestivitá sono essenziali. Lo Stato non puó lasciare il denunciante solo, e sotto il bersaglio della mafia. Quando l’ attivazione della scorta è un mio diritto e un dovere dello Stato.

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