I Testimoni di Giustizia. Storia di chi ha testimoniato contro le mafie

VALERIA GRASSO

Articolo del 14 Giugno 2011 da donneviola.wordpress.com

Valeria Grasso ( testimone di giustizia)

di Liborio Martorana

Valeria Grasso è una donna sopra i quaranta anni, con due figli piccoli ed una forza che le deriva probabilmente dal fatto di non riuscire a vedere un futuro per i propri figli.

E’ una bella donna Valeria, alta slanciata e coi capelli cortissimi. Io l’ho conosciuta diversi mesi fa per un intervista che le feci a Radio 100 Passi a proposito della sua condizione di testimone di giustizia, e dopo ho avuto modo di rivederla in altre occasioni, fino a sentirci di tanto in tanto e per la sua storia e per quella di altre persone che si trovavano nelle sue stesse condizioni o quasi.

Chi non conosce Valeria potrà dire di tutto e di niente, la potrà apostrofare con gli aggettivi più disparati e con gli epiteti più assurdi.

Io ho visto nei suoi occhi ciò che le girava attorno, io ho visto la sua preoccupazione per i suoi figli ancora piccoli, e ho anche visto nello sguardo di sua madre la paura allo stato puro, ed il sorriso ingenuo ed innocente dei suoi bambini.

Valeria Grasso è una imprenditrice di Palermo che lavora nel campo del fitness e gestisce due palestre, che ricadono proprio nel territorio controllato dalla famiglia di San Lorenzo, prima dalla famiglia Madonia e poi da quella dei Lo Piccolo.

Qualche tempo fa Valeria Grasso tornata da Catania dove viveva decide di prendere in affitto una palestra nel quartiere di San Lorenzo nel bel mezzo della Piana dei Colli, un tempo residenza di famiglie nobiliari di Palermo. I proprietari fanno parte della famiglia Madonia-Di Trapani, che Valeria non conosce e di cui non conosce  la storia.

Dopo aver preso possesso dei locali e dell’attrezzature della palestra comincia a lavorare. Tutto procede bene fino a quando comincia ad avere dei piccoli problemi dovuti a lavoretti da fare nella palestra.

Per le riparazioni, ecco che si fanno avanti gli angeli custodi, ossia coloro che hanno locato la palestra a Valeria, la famiglia dei Madonia, che guarda caso possedeva un appartamento proprio sopra la palestra e che propongono  a Valeria di abitarlo.

Sono veramente degli angeli nei comportamenti, si dimostrano disponibili fino al punto di sembrare veramente delle persone per bene. Sono talmente per bene che si occupano di estorsione, usura, appalti e tant’altro ancora, insomma il fior fiore delle attività illegali. Valeria va ad abitare in quella casa sopra la palestra e ci spende diversi denari per la ristrutturazione.

Di tanto in tanto la Palestra ha bisogno di alcune riparazioni che la famiglia Madonia compie, facendole pagare un occhio della testa fino al punto di perdere il conto.

Una sera di punto in bianco Valeria Grasso si è trova nelle condizioni di lasciare nel più breve tempo possibile l’abitazione che i Madonia-Di Trapani le avevano locato. La scusa è che doveva andare ad abitarci una figlia.

Di conseguenze Valeria si sobbarca altre spese per trovare un appartamento. Diversi giorni dopo viene messa al corrente del fatto che la palestra è stata sequestrata e che da quel momento in poi lei deve avere rapporti solo col tribunale per quanto riguarda il pagamento della locazione della palestra. E fin qui niente di strano, tutto normale si potrebbe dire, ma invece è proprio da questo momento che cominciano i guai per Valeria, che oltre a pagare un affitto al curatore dello stato continua  a pagare una pigione alla famiglia mafiosa dei Madonia-Di Trapani.

Quindi Valeria comincia ad avviarsi verso una catastrofe economica, non c’è la fa più, è avvilita, talmente avvilita che decide di vendere l’attività della palestra. Trova un acquirente giovane e questi le passa un acconto sul prezzo pattuito. Nel frattempo i vecchi proprietari le fanno sapere di comunicare all’acquirente che doveva continuare a versare anche lui la doppia pigione. Valeria non ci sta, non può andare a scaricare sulle spalle di quel giovane un peso cosi enorme, ed allora cosa fa? Decide di salvare quel giovane, restituisce l’acconto ricevuto e si reca dai carabinieri a denunciare il tutto. Vengono arrestati gli esattori materiali ed i mandanti che erano le famiglie Madonia-Di Trapani, che andando alla sbarra hanno avuto condanne per diverse decine di anni di galera.

Adesso la palestra del quartiere San Lorenzo è chiusa, malgrado sia nelle mani dello stato non riesce ad essere funzionante per problemi burocratici, per la ristrutturazione che non viene fatta ai danni procurati dalla famiglia mafiosa, dagli angeli custodi.

E come spesso succede soprattutto in Sicilia il denunciante, l’imprenditore che decide di ribellarsi al racket, spenti i riflettori, ritorna ad essere solo. Ma Valeria non si è persa d’animo, ha scritto a tutti è stata davanti alle telecamere per raccontare la sua storia, ha parlato con la commissione antimafia, ha contattato le varie associazioni antimafia che ci sono sul territorio le quali, passato il primo momento, hanno lasciato ancora più sola Valeria. Mesi fa Valeria, assieme ad Ignazio Cutro, altro imprenditore siciliano che si è ribellato al racket, è andata a Roma ad incatenarsi davanti al parlamento, ottenendo di essere ricevuta  dal ministro D’Urso.

Perché  tutta questa storia? tutta questa storia per dire che adesso Valeria, dopo essere stata accusata di smanie di protagonismo, di volere sfruttar la sua storia per fini commerciali, viene ammessa ad un piano di protezione come testimone di giustizia. Chissà adesso cosa diranno tutti coloro che l’hanno accusata, forse si renderanno conto di avere sbagliato, forse capiranno che ancora una volta quella che sta pagando è la vittima, e cioè Valeria Grasso testimone di giustizia.

 

 

Video Youtube

Valeria Grasso: “Vennero a chiedermi il pizzo” – puntata 17 – Servizio Pubblico

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One Comment

  • Valera Casano

    Mi chiamo Valeria Casano, ho denunciato mafia e camorra. Data in pasto alla mafia di Marsala dopo il Ministero a Roma.
    Ho denunciato mafia e camorra, una commistione tra il Bar Juparana di Marsala e Facile ristrutturare di Roma.
    Sto lottando per ricevere quella protezione che mi spetta di diritto, ma il silenzio delle Istituzioni è un qualcosa di inammissibile in uno Stato di diritto.
    Grazie alle mie denunce procure e forze dell’ ordine trasmettono i reati di associazione mafiosa, minacce di stampo mafioso, persecuzione politico mafiosa al Ministero dell’ Interno. Reati e crimini di mafia, per un interesse a costruire a Marsala nello stabilimento Bini, uno stabilimento emiliano romagnolo fatto fallire e poi riacquistato ad un’ asta fallimentare al tribunale di Napoli. Aste giudiziarie pilotate, progetti di edilizia criminale: non possono costruire nell’ area dello stabilimento Bini a Marsala, in quanto gli appartamenti preesitenti hanno vista mare, da qui la necessitá di assoggettare i residenti alla mafia. Se ne sviluppa una commistione su Roma, la quale porge il finaco alla mafia di Marsala, Facile ristrutturare, la camorra nel particolare, si aggiunge al progetto Bini a Marsala, per poi espandersi sul territorio. La stessa Facile ristrutturare è stata denunciata, oltre che per minacce e reati di mafia, alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma, per capitali portati all’ estero e bancarotta fraudolenta. Pedinata, seguita, minacciata costantemente di morte da mafia e camorra. Costretta a lasciare piú volte l’ appartamento di famiglia, li ho nell’ immobile e nel locale adiacente, minacce di morte dai balconi, davanti casa e davanti al garage dal Bar Juparana di Marsala e i suoi associati. Costretta a spostarmi, a vivere in albergo, in auto, davanti la procura per proteggermi. Le Procure di Roma e Marsala aprono procedimenti, e mentre aprono procedimenti, non viene attivata la protezione e lo spostamento in localitá sicura, restando bersaglio di crimini e reati.
    È gravissimo che lo Stato permetta questo, il trascorrere del tempo per chi denuncia è di vitale importanza. Pedinata, accerchiata, devo allontanarmi ripetutamente dall’ appartamento a Marsala, minacce di morte dai balconi, davanti il portone ed il garage, sabotaggi dell’ auto, tentativi di omicidio. Seguita e pedinata. Per chi denuncia, il tempo e la tempestivitá sono essenziali. Lo Stato non puó lasciare il denunciante solo, e sotto il bersaglio della mafia. Quando l’ attivazione della scorta è un mio diritto e un dovere dello Stato.

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